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Verona: al via Consiglio comunale della variante 23

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Il Consiglio comunale ha iniziato ieri l’esame della versione rivista della variante 23 al Piano degli Interventi,

consiglio comunale4Papprovata dalla precedente amministrazione ma non ancora adottata, che riformula alcuni parametri urbanistici nell’ottica di una nuova visione urbanistica della città.

 “Oltre al tema commerciale, la revisione della variane 23 ha prestato attenzione ai temi paesaggistici, ambientali e idrogeologici – ha spiegato l’assessore alla Pianificazione urbanistica Ilaria Segala durante l’illustrazione della delibera-. Frutto di un minuzioso lavoro di verifiche da parte degli uffici tecnici, il provvedimento si caratterizza per la tutela dell’ambiente e del territorio collinare, ma anche per la salvaguardia di alcune aree cittadine, come Verona sud, penalizzate dalla presenza di troppi edifici commerciali, con ricadute a livello di traffico e inquinamento. Abbiamo scelto di preservare i centri storici, ma anche le piccole botteghe del centro, oltre naturalmente ai parchi delle Torricelle, spostando in altre aree il volume edificabile previsto. Con questo intervento si realizza parte del nostro programma elettorale – ha detto l’assessore -. Un provvedimento che parte da una visione complessiva della crescita della città, con una particolare attenzione alla salvaguardia ambientale e alla tutela di aree”.

Questi i punti più significativi della variante 23:
 Limitazione e delocalizzazione delle strutture commerciali, sia grandi che medie: rispetto alla prima versione, sono state eliminate 6 grandi strutture, tra cui quelle previste alla Cercola, alla Bassona e alla Spianà. Tre le grandi strutture a cui è stata notevolmente ridotta la superficie commerciale: Rossetto (da 11.300 a 8.200 mq), Ex Tiberghien passa da 15.305 a 6000 mq, Ex tabacchi da 18.406 a 7000 mq.

 Diminuzione del 16,86 per cento del perimetro del centro urbano, in cui è possibile autorizzare la costruzione di nuovi centri commerciali, in attuazione alla normativa regionale di pianificazione delle aree destinate a strutture di vendita. Escluso da nuove costruzioni commerciali anche il centro urbano di Cadidavid, e parte della Bassona.

 Riduzione del 18 percento della superficie agricola da utilizzare per nuove edificazioni: la stima del consumo di SAU passa da 784.405 mq della vecchia variante a 645.245 della nuova versione, che preserva una notevole percentuale di territorio.
 Per le nuove costruzioni, inoltre, è stato reinserito il vincolo di utilizzo del contributo di sostenibilità per opere pubbliche al 100 per cento, anziché al 50.
 Prevista l’approvazione del Consiglio comunale dei progetti di servizi pubblici realizzati dai privati e destinati ad essere convenzionati, per una valutazione dell’interesse pubblico e non solo della conformità tecnica.

 Riduzione della nuova edificazione. Tra le schede ridotte e le schede cassate, la nuova edificazione è inferiore alla precedente variante 23, con una riduzione di 15.697 mq di edificato previsto. Un’inversione di tendenza nel senso che è la prima variante che riduce la nuova edificazione.

 Schede Norma eliminate: Palazzina, Ca dell’Orto, Cercola, Santa Maria in Stelle, Ex tiro al volo, Spianà golf, San Rocchetto, Tigli, Quinto.

 Verifica della legittimità degli edifici oggetto di recupero localizzato negli ambiti a parco agricolo, e successiva eliminazione di quelli che risultavano affetti da abuso. Delle 94 istanze presentate, 31 quelle approvate dalla precedente amministrazione. Di queste, dopo i controlli sull’abusivismo, solo 11 risultano legittime.

 Sintesi del dibattito
 “L’Amministrazione comunale ha perso un’occasione importante, quella di ripartire con una visione diversa della crescita della città – ha detto il capogruppo di Sinistra in Comune Michele Bertucco-. Invece ha scelto la continuità con la passata amministrazione, diminuendo alcuni volumi perché previsti in schede già scadute. Un’occasione perduta, di cui la città pagherà le conseguenze in futuro. La variante 23 riempirà il territorio di aree ricettive e alberghiere, oltre che di nuovi insediamenti residenziali, in particolare al Chievo e a San Massimo, decisamente troppi rispetto alle necessità della città.
 Bene l’attenzione al consumo del suolo, ma manca la volontà di limitare l’utilizzo del suolo agricolo”.
 Tra gli interventi criticati da Bertucco, quelli previsti all’ex cinema Corallo in centro storico, in via Santini, in via Mameli, ma anche in corso Milano, sulla strada Bresciana, otre al terziario previsto in via Germania.

 Per la PD Carla Padovani “un’amministrazione dovrebbe avere una visione policentrica della città, in cui la programmazione tiene conto soprattutto dell’integrazione dei nuovi insediamenti con il quartiere, per garantire la qualità di vita dei cittadini. Per dieci anni abbiamo assistito ad una ‘non’ pianificazione urbanistica, che ha guardato a determinati interessi. Apprezzabile quindi la buona volontà e il coraggio dell’amministrazione Sboarina, in particolate per le scelte sui temi commerciali, che ha privilegiato l’interesse pubblico a quello privato”.

 “Se amministrazione virtuosa vuol dire anche coraggiosa, l’unica scelta della giunta Sboarina rispetto a questa variante, era quella di revocarla – ha affermato il capogruppo Movimento 5 Stelle Marta Vanzetto -.Siamo di fronte all’ennesima variante degli orrori, dove il cemento ha sempre la meglio sul verde, tanto a pagare sono sempre i cittadini, con scelte che li penalizzano nella loro quotidianità”. Particolarmente criticati dal consigliere Vanzetto gli interventi previsti a San Massimo, al Basson e in corso Milano.

 Ha recitato la poesia di Berto Barbarani “Voria cantar Verona”, il consigliere 5 Stelle Alessandro Gennari, per ricordare la bellezze della città da preservare.
 “L’identità storica va preservata anche con le scelte urbanistiche, andando incontro soprattutto alle esigenze dei cittadini. Serve una visione globale della crescita della città, con un’urbanistica che disegna la vita sulle reali necessità. Non è più tempio di grandi opere e di grandi centri commerciali, ma è tempo di portare fuori dalle mura i servizi funzionali”.

 Per il consigliere PD Stefano Vallani, “si tratta di un provvedimento in cui manca un adeguato approfondimento sulle opere pubbliche previste e sulla viabilità. Buon senso invece è stato dimostrato nel voler rimodulare in positivo alcuni interventi, come l’ex Tiberghien”.

 Per il capogruppo di Verona Civica Tommaso Ferrari “negli ultimi dieci anni è mancata una visione complessiva della città, con una pianificazione urbanistica realizzata come un puzzle, con interventi in risposta a singole richieste”. Ferrari ha invitato l’Amministrazione a “guardare ai grandi modelli urbanistici europei, che hanno adottato misure rivoluzionarie ma straordinarie, con una visione precisa della città e del suo futuro”.

 Per Elisa La Paglia, consigliere PD, “siamo d’accordo che si riducano le aree commerciali, ma non lo siamo sulla fretta con cui si vuole procedere. Si tratta di una variante in cui non risultano comprensibili gli obiettivi, senza trasparenza e facilità di valutazione. Non sappiamo, ad esempi, quali saranno e ricadute positive previste dalle opere pubbliche. Manca anche di un piano di sviluppo economico, oltre che del piano per la mobilità sostenibile”.

 “L’ennesimo provvedimento in cui l’amministrazione Sboarina vuole dimostrare la discontinuità con la precedente – ha detto il consigliere della Lista Tosi Alberto Bozza-. La versione 2017 della variante si basava su un confronto tra pubblico e privato finalizzato al rilancio dei rispettivi comparti, alla luce anche della crisi economica. Oltre ad alcuni insediamenti commerciali, che avrebbero portato anche vantaggi a livello occupazionale, la nuova variante di fatto cancella anche importanti opere pubbliche compensative, come il parcheggio scambiatore a servizio dell’opera filobus”. (foto Marco Nordio)

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