Elezioni regionali, sfida a cinque per il dopo Zaia in Veneto.
In Veneto si apre ufficialmente la corsa alle elezioni regionali: sono cinque i candidati che si contenderanno la presidenza, anche se il duello vero sarà ovviamente quello tra Alberto Stefani, deputato leghista e segretario regionale del Carroccio, designato dal centrodestra come erede di Luca Zaia, e Giovanni Manildo, ex sindaco di Treviso, scelto dal campo largo del centrosinistra.
Ma nel voto di fine novembre saranno tante le sfide dentro la stessa coalizione di centrodestra. Quella tra Lega e Fratelli d’Italia, per esempio, per vedere chi sarà il primo partito in Veneto. O quella tra Luca Zaia e Flavio Tosi, capolista l’uno delle liste leghiste l’altro di quelle di Forza Italia in tutte le province. E dentro la stessa Lega, che peso avranno i “vannacciani”?
Le due coalizioni.
La coalizione progressista, dopo aver annunciato il candidato presidente con larghissimo anticipo, ha di nuovo battuto tutti sul tempo presentando già all’apertura delle cancellerie tribunali e Corte d’Appello le proprie liste. Manildo correrà con l’appoggio di Partito democratico, Le Civiche Venete, Movimento 5 Stelle, Uniti per Manildo, Alleanza Verdi-Sinistra, Partito socialista, Volt e Rifondazione comunista.
Sul fronte opposto, Stefani, scelto quasi all’ultimo come candidato di coalizione, e dopo che anche Fratelli d’Italia reclamava la possibilità di esprimere l’aspirante governatore, è sostenuto dall’alleanza che comprende Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi Moderati e Udc.
A pesare sull’andamento interno della Lega c’è poi quello che molti definiscono l’“effetto Vannacci”. Il movimento dei “vannacciani”, nato attorno al generale autore del libro Il mondo al contrario, viene percepito da alcuni dirigenti veneti, e spesso anche dalla base leghista, come distante dalla tradizione autonomista del Carroccio. In altre parole, non è affatto detto che al leghista veneto della prima ora piacciano troppo i modi “estremi” dell’ex generale. Solo che nonostante le rassicurazioni di Stefani, nelle liste leghiste compaiono anche alcuni candidati vicini a quell’area, a cominciare proprio, per restare nel Veronese, da Stefano Valdegamberi. Basterà a far tornare la Lega primo partito in Veneto o la presenza dei vannacciani sarà addirittura da ostacolo?
Più compatto appare invece il clima in Fratelli d’Italia, che punta a sua volta a confermarsi come primo partito in Veneto e a vincere la sfida con gli alleati della Lega. Tra i nomi di rilievo figurano il ritorno del veterano Sergio Berlato a Vicenza e la candidatura dell’assessora regionale Valeria Mantovan a Rovigo. A Verona, invece, esce di scena Massimo Giorgetti, che pure aveva già cominciato la campagna elettorale, ma che ha dovuto far posto a Tomas Piccinini, ex sindaco di Mozzecane.
Gli “altri” candidati.
Lontani dai due poli principali, cercano spazio altre candidature minori: Fabio Bui per i Popolari per il Veneto, Riccardo Szumski per Resistere Veneto, e Marco Rizzo per Democrazia Sovrana e Popolare. Per loro le possibilità di competere davvero sono limitate.
- Il centrodestra ha deciso: sarà Alberto Stefani il candidato del dopo Zaia.
- Giovanni Manildo è il candidato del centrosinistra alle regionali in Veneto.
- Vannacci alla festa della Lega veronese da separato in casa: “Qui votano me”.
- Regionali in Veneto, Zaia la butta lì: “Una mia lista può prendere il 45%”.
- Regionali, Zaia agita il centrodestra: “Se sono un problema, lo renderò tale”.
