La “Veronetta” paleocristiana riapre al pubblico: 500mila euro per il recupero del sacello dei Santi Nazaro e Celso.
Mezzo milione di euro dal Pnrr per la messa in sicurezza sismica del rarissimo sacello paleocristiano di Veronetta dei Santi Nazaro e Celso. Dopo decenni di isolamento, l’amministrazione promette un nuovo percorso di visita per cittadini e turisti.
Un pezzo di storia millenaria della città, finora accessibile solo eccezionalmente, sta per tornare a disposizione del pubblico. Grazie a un massiccio intervento di messa in sicurezza sismica finanziato con i fondi europei del Pnrr, il Sacello Rupestre dei Santi Nazaro e Celso – una rarissima testimonianza veneta di architettura sacra paleocristiana – è stato consolidato ed è pronto ad aprire le sue porte a Veronetta.
Il sacello, incastonato nella roccia tufacea del Monte Castiglione in via Rismondo, accanto all’Istituto Ipsia Giorgi, ha completato i lavori per la stabilità strutturale, come illustrato durante un sopralluogo che ha visto la partecipazione della vicesindaca e assessora ai Beni Culturali, Barbara Bissoli, insieme ai tecnici del Comune e della Soprintendenza.

500mila euro per la conservazione.
L’intervento, del valore complessivo di 500mila euro, è stato fondamentale per garantire la piena stabilità sismica del complesso ipogeo. Le risorse provengono dal Pnrr nell’ambito del progetto “Sicurezza sismica nei luoghi di culto”, a riprova dell’alto valore storico-culturale che il sito riveste per la comunità.
L’obiettivo primario dei lavori è stato preservare il monumento, la cui origine si colloca tra il VI e il VII secolo dC, in stretta conformità con i vincoli di tutela, evitando qualsiasi modifica non strettamente necessaria alla stabilizzazione.
Dal cortile della scuola al percorso turistico.
Fino ad oggi, il sacello (noto anche come sacello di San Michele) è rimasto in gran parte isolato, inglobato nell’area dell’Istituto professionale ‘Giorgi’. L’amministrazione comunale intende superare questa limitazione, rendendolo accessibile alla cittadinanza.
L’assessora Bissoli ha anticipato i piani per il futuro: “Intendiamo renderlo accessibile anche attraverso la creazione di un percorso di visita, ad esempio dalla vicina Scala XVI Ottobre, che riecheggi l’antica via dei fedeli dal soprastante Monte Castiglione“.
Nonostante sia sconsacrato e “mutilato” fin dal XV secolo, quando fu parzialmente demolito per far spazio alla riedificazione di un monastero, questo sito rimane l’unica testimonianza di architettura sacra rupestre paleocristiana in tutto il Veneto. Sebbene gli affreschi originali del X e XII secolo siano stati rimossi e siano ora custoditi al Museo degli Affreschi Cavalcaselle, il sacello mantiene un elevato valore documentale e rappresentativo per la storia di Verona.
