Pubblicato da Ilaria Cucchi il drammatico video dell’uccisione di Moussa Diarra in stazione a Verona Porta Nuova.
“Alle ore 7.50 del 20 ottobre 2024 viene inserito sulla chat “squadra 2″ della Polfer di Verona, il filmato che riprende l’uccisione di Moussa Diarra, ragazzo del Mali incensurato e ‘armato’ di una posata da tavola”: sono le parole con le quale Ilaria Cucchi pubblica sul suo profilo social il video nel quale si vedono gli ultimi drammatici attimi della vita di Moussa Diarra, il giovane maliano ucciso in stazione a Verona Porta Nuova nell’ottobre 2024.
“Ho sparato. L’ho preso”.
“Mandate un’ambulanza,ho sparato, mi stava aggredendo col coltello. L’ho preso”: dal video si sente l’agente della Polfer, sul quale pende un’accusa di omicidio colposo, chino su Moussa a terra agonizzante, dire queste parole. Tre giorni fa il Gip del Tribunale di Verona si è riservato la decisione sulla richiesta di archiviazione presentata dal pm, contro la quale si oppone invece la famiglia del ragazzo ucciso.
“Quel ragazzo – continua Ilaria Cucchi – è in preda a una crisi psichiatrica da frustrazione inflittagli dalla burocrazia cinica e violenta del nostro Paese. Giorni e giorni con appuntamenti andati a vuoto per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno che per lui era vitale. Quel lavoro gli serviva per rimanere in Italia e per contribuire al mantenimento della sua famiglia in Mali. All’ennesima volta nella quale si è visto chiudere lo sportello in faccia dopo ore di coda, Moussa non ce l’ha più fatta.
La disperazione da frustrazione ha avuto il sopravvento. Dallo zainetto che conteneva tutta la sua vita ha estratto una posata che usava per mangiare e l’ha usata in modo scomposto per minacciare un agente della Municipale che ha subito compreso lo stato di quel ragazzo incensurato e disperato. Il comandante dei vigili ha organizzato un intervento per eseguire un TSO per quel ragazzo in evidenti difficoltà che se la prendeva, nel frattempo con le auto parcheggiate della Polizia e vetrine della stazione.
Ci hanno pensato quelli della Polfer di Verona. Avevano taser e scudi, ma hanno preferito prendere solo la pistola. Lo hanno inseguito. Gli hanno sparato tre colpi tutti ad altezza uomo: uno ha forato il cappuccio della felpa di Moussa, un altro la vetrina dietro di lui e infine il terzo al cuore. Diarra è morto”.
Il Comitato: “Andiamo oltre le sentenze già scritte”.
“Quel video – sostiene il Comitato Verità e Giustizia per Moussa Diarra – si rivela una delle prove per cui questo omicidio merita un’indagine e un processo”.
Le domande che si pone il Comitato per Moussa Diarra.
- “Perché quel giorno Moussa non fu fermato con altri strumenti (taser e manganello) in dotazione al poliziotto?
- perché il poliziotto, nonostante avesse un collega vicino per aiutarlo, ha sparato subito ad organi vitali?
- perché le telecamere vicine alla scena non hanno registrato e quelle che hanno registrato sono state subito scaricate e viste dall’indagato? Hanno subito manomissioni?
- da quando Moussa è stato intercettato da due agenti, alla sua morte, sono passati solo 7 secondi e quindi sembra più una esecuzione che un tentativo di calmarlo”.
“Questa non è Minneapolis, questa è Verona – conclude il Comitato -. Ma la domanda che ci facciamo oggi è: considerando le norme sempre più discriminanti e repressive in via di approvazione, quanto siamo distanti da quella violenza?
- Ucciso in stazione a Verona: cosa rischia il poliziotto
- “Una tragedia che ha colpito la nostra città. Dobbiamo capire perchè è successo”
- Eccesso colposo di legittima difesa: indagato l’agente che ha sparato a Moussa, uccidendolo
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- La morte di Moussa: chi era quel ragazzo di 26 anni, e tutte le domande senza risposta.
- Morte Diarra, attesa per l’autopsia. Le telecamere di sorveglianza potrebbero aver visto tutto.
- Nuove rivelazioni omicidio Moussa, Comitato alla ricerca di testimoni.
- Caso Moussa Diarra, accertamenti decisivi in stazione: il colpo fatale esploso da mezzo metro.
- Morte Moussa Diarra, la Procura chiede l’archiviazione per il poliziotto.
- Morte Moussa Diarra, i legali della famiglia si oppongono all’archiviazione.

