I buoni spesa distribuiti durante l’emergenza Coronavirus diventano cartina tornasole delle nuove povertà. Della loro nazionalità, quartiere di residenza e posizione lavorativa.

Dei fondi stanziati dal Governo per l’acquisto di generi alimentari e beni di prima necessità, al Comune di Verona sono arrivati 1 milione e 362 mila euro, somma integrata con ulteriori fondi fino al raggiungimento del milione e mezzo. Le domande per i buoni spesa sono state presentate per tutto il mese di aprile e i voucher sono stati poi distribuiti porta a porta, prolungandone la scadenza fino al 15 giugno. Le domande pervenute sono state 6.060, delle quali 3.100 accolte e 2.960 respinte per la mancanza dei requisiti. I beneficiari sono stati in totale 8.597 persone, circa il 3,2% della popolazione residente a Verona. Ben 866 domande sono state presentate da persone singole che non potevano contare su altre fonti di reddito. Il 46% delle richieste è arrivato da persone di nazionalità italiana, il 17 % da cittadini dello Sri Lanka, il 9% da nigeriani.
Sono state la Quarta e la Quinta le Circoscrizioni dalle quali sono pervenute il maggior numero di richieste in proporzione con la popolazione residente. Golosine, Santa Lucia, Palazzina e Tomba i quartieri dai quali sono partite più domande. Anche se in assoluto la Circoscrizione che ha avuto più buoni spesa è stata la Terza in quanto la più popolosa. Poche le richieste dalla Ottava e Seconda Circoscrizione, meno di 20 le domande per Santa Maria in Stelle, Mizzole, Avesa e Valdonega. Ben 56 le domande presentate da residenti della città antica, un numero elevato rispetto alla popolazione, basti pensare che sono state 128 in Borgo Milano, uno dei quartieri più densamente abitati di Verona, e 115 allo Stadio.

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