Emergenza Chikungunya: il piano di Negrar per difendere Verona dai virus tropicali.
Virus tropicali “fatti in casa”: perché Verona è diventata l’epicentro dei nuovi focolai lo spiegano gli esperti di Negrar. Non sono più “storie da Paesi lontani“: la febbre spaccaossa e i dolori articolari acuti, tipici dei climi esotici, hanno trovato casa tra le colline del Veneto e le pianure dell’Emilia. In occasione della Giornata Mondiale delle Malattie Tropicali Neglette (30 gennaio 2026), gli esperti dell’Irccs di Negrar lanciano un monito che non ammette distrazioni: “Il confine tra medicina tropicale e salute pubblica locale è ormai nient’altro che un ricordo”.
Il caso Verona: la lezione del 2025.
L’anno appena trascorso resterà negli annali sanitari come quello del primo grande focolaio autoctono di Chikungunya in Veneto. Sono stati 69 i casi registrati nel Veronese, persone che non avevano mai messo piede all’estero, ma che sono state infettate “sotto casa”. Un segnale inequivocabile, accompagnato da cluster altrettanto preoccupanti a Carpi (384 casi) e Bologna.
Il messaggio del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali è netto: “Le malattie neglette (così chiamate perché spesso dimenticate dalla ricerca farmaceutica e dalle agende politiche) colpiscono un miliardo di persone nel mondo e ora reclamano attenzione anche in Europa”.

Zanzare e clima: i passeggeri invisibili.
Perché succede qui? La risposta sta in un mix letale tra mobilità globale e crisi climatica. «Insieme alle persone e alle merci, viaggiano anche virus, batteri e parassiti», spiega Federico Gobbi, direttore del Dipartimento all’Irccs di Negrar. Il riscaldamento globale ha reso le nostre estati l’habitat perfetto per la zanzara tigre, il vettore che trasmette sia la Chikungunya che la Dengue.
L’appello: “Siate le nostre sentinelle”.
Non si tratta di creare allarmismo, ma di attivare una responsabilità collettiva. Gli esperti prevedono che nei prossimi anni i focolai autoctoni estivo-autunnali saranno una costante. La prevenzione diventa quindi l’unica arma, e parte dal cittadino.
«Se al rientro dall’estero si avvertono febbre, malessere o rash cutanei, è fondamentale rivolgersi subito a un centro specializzato», avvertono da Negrar. Una diagnosi precoce permette infatti di avviare la disinfestazione immediata nel raggio di 150 metri dall’abitazione, bloccando sul nascere il “caso zero” ed evitando che una singola puntura dia il via a un nuovo focolaio.
Mentre l’obiettivo dell’Oms di eliminare queste patologie entro il 2030 vacilla sotto il peso dei tagli ai finanziamenti internazionali, Verona sceglie la via della sorveglianza attiva. “Perché sconfiggere le malattie tropicali nei loro paesi d’origine non è solo un dovere umanitario, ma la migliore strategia di difesa per la nostra salute globale”.
