La strage annunciata: “Facciamo esplodere tutto”

Esplode la rabbia: la strage di Castel d’Azzano era stata annunciata.

Tre carabinieri morti, 27 feriti: quasi una strage annunciata, quella di Castel d’Azzano, data dalla rabbia e dall’isolamento dei fratelli Ramponi. Quella che si è consumata in via San Martino 22 non è solo una tragedia, ma l’epilogo di una storia di rancore e disperazione che durava da anni. Tre carabinieri hanno perso la vita, ventisette persone sono rimaste ferite — alcune in condizioni gravissime — dopo che l’abitazione dei fratelli Ramponi è esplosa come una bomba. Una strage preparata e annunciata, in un crescendo di minacce e gesti estremi.

Abbiamo riempito la casa di gas. Facciamo esplodere tutto”, aveva detto Maria Luisa Ramponi in un’intervista al Corriere della Sera nel 2024. Era la dichiarazione di guerra di una famiglia che si sentiva “vittima di un’ingiustizia”.

Dietro la furia autodistruttiva, ci sarebbe un’azienda agricola perduta: un pignoramento, un mutuo con firme contestate, battaglie legali mai vinte, e quel lontano, drammatico incidente, nel 2012, dal quale tutto iniziò. “Ci hanno portato via tutto — raccontava la donna nell’intervista — ci è rimasta solo la casa e ora vogliono portarci via anche quella”.

I fratelli Ramponi.

Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi — 65, 63 e 60 anni — secondo il racconto dei vicini vivevano isolati dal mondo, nello stesso casolare ereditato dai genitori. Da tempo senza acqua, luce né gas, si erano rifiutati di accettare ogni proposta alternativa di alloggio. Uscivano solo di notte per nutrire quattro mucche ormai scheletriche. Non aprivano nemmeno al parroco, loro parente, per la benedizione.

Da anni, raccontano i vicini, “si sentivano in guerra con tutti: banche, tribunali, avvocati, Stato“. Avevano già bloccato un tentativo di sgombero nel novembre 2024 riempiendo l’abitazione di gas. La Procura aveva disposto perquisizioni per il sospetto di armi e materiale esplosivo. E proprio quelle bombole di gas e molotov hanno trasformato una perquisizione in un inferno.

La strage.

Quando i militari dell’Arma sono arrivati per eseguire il provvedimento, la deflagrazione è stata devastante. Tre carabinieri — tutti originari della provincia di Padova — sono morti sul colpo.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto, arrivato all’ospedale Borgo Trento di Verona per far visita ai feriti, ha parlato di “una follia senza uguali“. Si ipotizza ora per i fratelli Ramponi l’accusa di strage. I funerali di Stato, con ogni probabilità, saranno celebrati a Padova.