Le indagini sui maltrattamenti nell’asilo nido privato in centro a Verona.
“Come è stato possibile”: è questa la domanda che i genitori dei bambini che frequentavano quell’asilo nido privato del centro di Verona si trovano adesso a fare. Ed è una domanda che al momento non ha ancora trovato una risposta. Quel che sembra certo è il quadro inquietante che emerge dall’inchiesta della Procura di Verona: strattonamenti, schiaffi, bambini lasciati sporchi dopo essere andati in bagno e, in un caso, messi a dormire in uno sgabuzzino buio. L’asilo nido privato del centro città è ora posto sotto sequestro probatorio.
Secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbero una cinquantina gli episodi contestati e quindici i bambini coinvolti, su un totale di 42 iscritti alla struttura, di età compresa tra i 9 mesi e i 3 anni.
Nel pomeriggio di mercoledì i carabinieri della Compagnia di Verona hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare interdittiva nei confronti di cinque donne, tre educatrici e le due responsabili dell’asilo, tra i 25 e i 50 anni. Per tutte è scattato il divieto temporaneo di esercitare la professione per un anno. Le indagate devono rispondere, a vario titolo, di maltrattamenti aggravati e, in un caso, di lesioni personali per una ferita al labbro riportata da un bambino.
Le telecamere nascoste.
Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Verona al termine di un’attività investigativa avviata un mese fa dal Nucleo operativo e Radiomobile e dalla Stazione principale dei carabinieri. Determinante, secondo gli inquirenti, sarebbe stata la segnalazione di una tirocinante interna alla struttura. Per circa un mese, come ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri di Verona Claudio Papagno, i militari hanno installato telecamere nascoste, documentando quanto accadeva all’interno del nido.
Oltre alle presunte violenze, le indagini avrebbero fatto emergere anche gravi carenze sotto il profilo igienico-sanitario: bambini lasciati sporchi dopo i bisogni, pannolini cambiati sul pavimento nonostante la presenza di un fasciatoio, cucchiai utilizzati prima dalle operatrici e poi per imboccare i piccoli, lenzuola calpestate con le scarpe, un ciuccio raccolto dal pavimento del bagno e rimesso in uso senza essere lavato.
L’immobile sequestrato.
Parallelamente alle misure personali, la polizia giudiziaria, con il supporto del Nas di Padova, ha eseguito il sequestro dell’immobile su decreto della Procura, con l’obiettivo di interrompere immediatamente le condotte contestate e preservare lo stato dei luoghi per ulteriori accertamenti.
In una nota, il procuratore della Repubblica Raffaele Tito ha precisato che “le indagini preliminari sono ancora in corso e l’applicazione della misura interdittiva non è elemento idoneo per affermare con certezza la responsabilità delle indagate”. L’Arma dei carabinieri e la Procura hanno inoltre invitato i genitori a collaborare per contribuire alla ricostruzione dei fatti.
In queste ore numerosi genitori vengono ascoltati in caserma: finora, spiegano gli investigatori, non erano state presentate denunce. “Non si erano accorti di quanto stava accadendo”. E ora, invece, sconcerto e incredulità sono i sentimenti che attraversano le famiglie dei bambini che frequentavano l’asilo nido. Un incubo. E una domanda, sempre la stessa: “Come è stato possibile?” Le indagini, intanto, proseguono. Nei prossimi giorni sono previsti gli interrogatori delle cinque maestre indagate davanti al giudice per le indagini preliminari.
