Dialogo cervello-corpo: nuove terapie per ictus e sclerosi multipla grazie alla ricerca di Verona e Negrar.
Scienza da oltre un milione di euro: Verona e Negrar guidano la ricerca europea sul dialogo cervello-corpo. La chiave per diagnosi più precise e processi riabilitativi più efficaci per i pazienti neurologici si nasconde nel complesso dialogo tra cervello e corpo. È questo l’obiettivo ambizioso di Bb-Rebus (Brain-Body factors mediating altered bodily representations in multiple pathological conditions), un nuovo progetto di ricerca europeo che vede l’Università di Verona e l’Irccs Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar in prima linea.
Il progetto, della durata di 36 mesi, ha ottenuto un importante finanziamento europeo (Era-Net Neuron) di 1.354.473 euro. Di questa somma, 263.400 euro sono destinati all’unità di ricerca veronese per lo sviluppo delle attività sperimentali e di analisi.
Ricucire il legame tra mente e corpo.
Il focus centrale di Bb-Rebus è indagare come le alterazioni della rappresentazione corporea si manifestano e si evolvono in patologie gravi che compromettono la connessione mente-corpo, come l’ictus, le lesioni del midollo spinale e la sclerosi multipla.
Il percorso scientifico d’avanguardia è guidato a livello locale da due eccellenze venete.
- Il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Verona, responsabile della parte neuroscientifica e sperimentale.
- L’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, che mette a disposizione le competenze cliniche e il supporto ai pazienti lungo tutto il percorso di riabilitazione.
“Comprendere come il cervello costruisce la percezione del corpo e come questa cambia nelle malattie neurologiche non è solo una sfida scientifica: è un passo decisivo verso una medicina e una riabilitazione più personalizzata, predittiva e umana“, afferma Elena Rossato, coordinatrice del Processo Riabilitativo dell’Irccs di Negrar.
Il Futuro è Robotico e Personalizzato
Il progetto si propone di identificare i fattori cerebrali e corporei che determinano queste alterazioni, utilizzando anche tecniche avanzate di neuroimaging, con l’obiettivo finale di costruire un modello unificato dei meccanismi neurali.
Secondo la coordinatrice Rossato, la comprensione di questi meccanismi potrebbe tradursi in nuove applicazioni riabilitative di strumentazioni robotiche o ad alta tecnologia, migliorando la qualità di vita e l’autonomia dei pazienti.
Valentina Moro, docente di Neuropsicologia e responsabile scientifico dell’unità di Verona, sottolinea il valore di questa collaborazione ventennale tra territorio e università, la cui esperienza è stata riconosciuta dal finanziamento europeo.
