Fiori bianchi per Sergio: Verona ricorda i bambini vittime della Shoah

Shoah, la cerimonia al parco delle Golosine: il sacrificio del piccolo Sergio rivive a Verona.

Giorno della Memoria a Verona: le Golosine ricordano il piccolo Sergio De Simone vittima della Shoah, atrocemente ingannato dai nazisti. Una distesa di fiori bianchi di carta, realizzati a mano dai bambini per ricordare un loro coetaneo che dalla guerra non è mai tornato. Si è svolta martedì 27 gennaio, presso il parco comunale di via Po alle Golosine, la cerimonia in memoria di Sergio De Simone, l’unico bambino italiano tra le venti “cavie” umane uccise nel lager di Auschwitz-Birkenau.

La cerimonia alle Golosine.

Attorno al monumento dedicato al piccolo Sergio, le istituzioni civili e militari, insieme a numerose associazioni, hanno deposto una corona d’alloro. Protagonisti della mattinata sono stati però gli studenti delle scuole primarie del territorio (“6 Maggio 1848”, “Pietro Frattini”, “Lenotti”, “Massimo d’Azeglio” e “Virgo Carmeli”), che hanno circondato il cippo commemorativo con simboli di purezza per onorare un’infanzia spezzata dalle atrocità naziste.

“Il ricordo di questo bambino aiuta a fare memoria e ci impone di dare testimonianza non solo del passato, ma anche di quanto accade oggi”, ha dichiarato l’assessora alle Politiche scolastiche Elisa La Paglia, presente insieme al presidente della Circoscrizione 4^ Alberto Padovani. Durante l’intervento è stato ricordato il tributo di sangue della città: sono infatti 660 i veronesi deportati nei campi di sterminio.

La storia di Sergio: dall’inganno alla tragedia.

Nato a Napoli nel 1937, Sergio De Simone fu vittima delle leggi razziali del 1938. Dopo il trasferimento a Fiume, la sua famiglia fu denunciata e deportata prima alla Risiera di San Sabba e poi ad Auschwitz nel marzo del 1944.

La tragedia di Sergio è legata a un inganno atroce. Nel novembre del 1944, il dottor Mengele entrò nella baracca dei bambini chiedendo: “Chi vuole rivedere la mamma faccia un passo avanti”. Sergio, desideroso di riabbracciare i genitori, fece quel passo. Finì nelle mani dei medici nazisti come cavia per esperimenti sulla tubercolosi. Il 20 aprile 1945, a pochi giorni dalla fine della guerra, Sergio e altri 19 bambini furono assassinati a Bullenhuser Damm per cancellare le prove dei crimini compiuti.

Solo nel 1983 la madre, sopravvissuta al lager, riuscì a scoprire la verità sulla sorte del figlio. Oggi, quel sacrificio è diventato per Verona un simbolo di difesa della diversità e un impegno concreto contro il ripetersi della storia.