A Verona svelato “Bollicine”, l’abito candidato al Premio Innovazione.
Verona, l’effervescenza diventa seta: a Vinitaly 2026 è stato svelato l’abito candidato al Premio Innovazione. Al Circolo Unificato dell’Esercito, tra arredi d’epoca e atmosfere cariche di storia, è stato presentato “Bollicine”, l’abito-scultura firmato dallo stilista Thomas Tedesco. Un’opera di alta sartoria che rimarrà esposta a Verona fino al 15 maggio, offrendo un’anteprima concettuale del valore artigianale che caratterizzerà anche il prossimo Vinitaly 2027.
Un ponte tra Napoli e Verona nel segno del “Made in Italy”.
Il progetto, denominato “Officina Italica”, nasce da un’idea della manager culturale Giusy Calabrò in collaborazione con l’associazione Metis Civitatis. L’obiettivo per Verona è ambizioso: introdurre un modello di Museo-laboratorio dove il visitatore smette di essere ospite passivo per diventare “apprendista” della bellezza. In questo spazio evocativo, l’eleganza di un drappeggio in seta dialoga con il vigore del vino invecchiato e la maestosità del Rinascimento italiano.
L’architettura del calice.
L’abito “Bollicine”, già candidato al “Premio Innovazione 2026”, è un trionfo di seta avorio satinata che sfida le leggi della gravità. La sua struttura non è casuale.
- La Gonna. Disegnata con una silhouette a calice, evoca visivamente la risalita effervescente delle bollicine dello spumante.
- Il Corpino. Caratterizzato da una scollatura all’americana, ospita un raffinato grappolo d’uva lavorato interamente all’uncinetto.
- Il Messaggio. Il colore bianco e l’uso delle piume richiamano la colomba, simbolo universale di pace e tregua, mentre la vite omaggia la tradizione della fecondità e della gioia.
Il “Tralcio Intellettuale”: un connubio tra etica ed estetica.
Presentata dagli studenti dell’istituto Alta Sartoria Fashion School, l’opera rappresenta quello che la curatrice Giusy Calabrò definisce un “gioco concettuale tra l’etereo e il naturalistico”. Attraverso la nobiltà della seta e le trasparenze del tulle, l’abito lancia un monito all’armonia terrena, trasformando il salone del Circolo Unificato in un favoloso red carpet sensoriale.

