Case di Comunità, la Cgil: “Non bastano gli edifici, servono le assunzioni”

Case di Comunità, interviene lo Spi Cgil di Verona: “Serve un piano straordinario di assunzioni, non regaliamole ai privati”.

Le Case di Comunità della provincia di Verona rischiano di trasformarsi in “contenitori vuoti” se alla realizzazione delle strutture non seguirà un adeguato piano di assunzioni nella sanità territoriale. È l’allarme lanciato dallo Spi Cgil Verona dopo le notizie sullo stato di avanzamento dei progetti finanziati dal Pnrr.

Secondo il sindacato dei pensionati, i circa 40 milioni di euro investiti sul territorio rappresentano un’opportunità importante, ma non sufficiente senza medici di famiglia, infermieri di comunità, specialisti, assistenti sociali e personale amministrativo in grado di garantire servizi concreti ai cittadini.

“Le Case di Comunità devono diventare il luogo dell’integrazione sociosanitaria e della presa in carico delle persone fragili, non una semplice somma di ambulatori”, afferma il segretario generale dello Spi Cgil Verona, Adriano Filice.

Il sindacato esprime inoltre preoccupazione per il rischio che, in assenza di personale pubblico, gli spazi vengano progressivamente occupati da soggetti privati accreditati. “Sarebbe un errore utilizzare risorse pubbliche per strutture che finiscono per favorire ulteriori processi di privatizzazione dell’assistenza territoriale”, sottolinea Filice.

“Piano straordinario di assunzioni”.

Lo Spi Cgil chiede quindi a Regione Veneto, Ulss 9 e governo un piano straordinario di assunzioni, il coinvolgimento di operatori e associazioni nella definizione del nuovo modello organizzativo, la garanzia del carattere pubblico delle Case di Comunità e piena trasparenza sui servizi che verranno attivati.

Per il sindacato, la vera sfida non è soltanto rispettare la scadenza del 30 giugno per l’apertura delle strutture, ma renderle pienamente operative e capaci di rispondere ai bisogni di una provincia che conta oltre 60 mila anziani non autosufficienti.