In Italia esiste un sostegno economico che viene erogato a tutti i lavoratori che sono stati licenziati da Aziende in crisi per cessazione o trasformazione dell’attività. Stiamo parlando dell’indennità di mobilità, che ha lo scopo di aiutare temporaneamente la persona rimasta senza impiego e, allo stesso tempo, favorire il reinserimento nel mercato del lavoro. In questo articolo vogliamo analizzare come funziona l’indennità di mobilità e chi ne ha diritto.
Come funziona l’indennità di mobilità
L’indennità di mobilità è un vero e proprio compenso mensile che viene erogato dall’INPS per sostenere i lavoratori licenziati a causa di processi di ristrutturazione, crisi aziendali o cessazioni di attività. Oltre a sostenere economicamente il professionista, questa misura è strettamente legata alla mobilità, tramite iniziative di formazione e riqualificazione per favorire il reinserimento nel mondo professionale. Esistono però alcuni requisiti che rendono possibile il ricorso all’indennità di mobilità. L’Azienda deve infatti avere più di 15 dipendenti, aver fatto ricorso alla Cassa Integrazione Straordinaria e operare in specifici settori. L’indennità spetta poi solo a determinate categorie di lavoratori subordinati (operai, impiegati e quadri) assunti con contratto a tempo indeterminato e conun’anzianità aziendale minima di 12 mesi (di cui almeno 6 di effettivo lavoro). Il lavoratore deve essere iscritto nelle liste di mobilità gestite dai Centri per l’Impiego e, una volta cessato il rapporto lavorativo e divenuto effettivo il licenziamento, deve presentare la domanda all’INPS entro un termine stabilito (solitamente 68 giorni). L’indennità dura 12 mesi in generale, 24 mesi per i lavoratori Over 40, 36 mesi per i lavoratori Over 50. L’importo dell’indennità è del 100% dello stipendio per i primi 12 mesi e dell’80% a seguire. A partire dal 2017 (con la legge n. 92 del 2012), i lavoratori licenziati dal 31 dicembre 2016 rientrano in quella che viene chiamata indennità NASpI, che non è più limitata a specifici settori o dimensioni aziendali, ma ha un importo e una durata determinati da criteri diversi ( 75% della retribuzione media mensile degli ultimi quattro anni, ma si riduce nel tempo). Può essere richiesta da lavoratori apprendisti, soci di cooperative, personale artistico con rapporto subordinato, dipendenti a tempo determinato della pubblica amministrazione e anche operai agricoli a tempo indeterminato.
Che cos’è la mobilità volontaria
La mobilità volontaria è invece una procedura che consente a un dipendente di poter richiedere, per motivi personali, professionali o logistici, la cessazione del proprio contratto di lavoro con l’obiettivo di trasferirsi presso un’altra Azienda o Ente, con il consenso di tutte le parti in causa. Anche questa formula, pur essendo volontaria e libera, presenta alcune limitazioni: si applica esclusivamente al settore pubblico (in quello privato questa possibilità non sussiste), il contratto di lavoro deve essere a tempo indeterminato e lo spostamento può avvenire in maniera definitiva o per un periodo limitato. Inoltre, questa procedura richiede l’accordo tra l’ente di appartenenza e quello di destinazione, in quanto entrambi devono garantire la compatibilità del trasferimento con le proprie esigenze organizzative. Infine, questa tipologia di mobilità prevede che il dipendente interessato a spostarsi prenda parte a un bando di mobilità in entrata indetto dall’Ente di destinazione.