Assistenza domiciliare, l’accusa: “La Regione scarica i costi sulle famiglie”

Assistenza domiciliare, la consigliera dem Anna Maria Bigon: “La Regione risparmia sulle cure e scarica i costi sulle famiglie”.

La Regione Veneto rivendica il raggiungimento degli standard sull’assistenza domiciliare ai non autosufficienti e l’aumento delle persone prese in carico, ma i numeri raccontano una realtà ben diversa, fatta di meno accessi effettivi e di un carico crescente sulle famiglie. A denunciarlo è la consigliera regionale del Partito democratico Anna Maria Bigon, intervenuta in Commissione Sanità durante l’analisi della Relazione socio-sanitaria regionale.

“Nel 2023 – spiega Bigon – la Regione ha effettuato 2.156.662 accessi domiciliari su 145.487 assistiti. Nel 2024 gli accessi sono saliti di poco, arrivando a 2.162.206, mentre gli assistiti sono aumentati fino a 158.848. Apparentemente può sembrare un miglioramento, ma basta guardare meglio i dati per capire che non lo è”.

Secondo la consigliera dem, infatti, il numero medio di accessi per ciascun assistito è in calo: nel 2023 la media era di 14,8 accessi annui, mentre nel 2024 si è scesi a 13,6. “Parliamo di poco più di un accesso al mese per persone non autosufficienti – sottolinea – un livello già insufficiente e che continua a diminuire”.

Il nodo, secondo Bigon, è il modo in cui la Regione raggiunge gli obiettivi fissati. “Si centra il target solo aumentando il numero delle persone formalmente “prese in carico”, ma nel frattempo si riducono il tempo di assistenza, le ore effettivamente erogate e la continuità delle cure. È un’operazione statistica che non si traduce in un reale miglioramento della qualità della vita”.

Le conseguenze ricadono direttamente sui nuclei familiari. “Il risultato è sotto gli occhi di tutti – conclude la consigliera regionale –: le famiglie sono costrette a intervenire di tasca propria, ricorrendo ad assistenza privata per compensare le carenze del servizio pubblico. Questo non è un rafforzamento dell’assistenza domiciliare, ma uno scarico dei costi sui cittadini, in particolare sui più fragili”.

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