Verona capitale nonviolenta con il convegno sull’uomo che voleva fare la pace con la natura.
Il “Metodo Alexander Langer” a Verona, un luogo che non è solo una tappa dell’omonimo convegno sulla pace, ma la città d’elezione di questo innovatore. Verona per Langer è stato il laboratorio dove ha testato idee rivoluzionarie su ecologia, convivenza e giustizia sociale. A 30 anni dalla sua scomparsa e 80 dalla nascita, la città scaligera torna a omaggiarlo con un grande convegno itinerante dal 30 gennaio al 1° febbraio, trasformandosi in una capitale della riflessione sulla pace.
Oltre i confini: un programma tra storia e futuro.
Promosso dalla Scuola di Pace e Nonviolenza (Fondazione Toniolo e Movimento Nonviolento) con il pieno sostegno del Comune e dell’Università, l’evento non vuole essere una semplice commemorazione, ma un cantiere aperto. Si parte venerdì sera all’Auditorium del Don Calabria con un reading musicale, per poi immergersi in due giornate dense di testimonianze d’eccezione, tra cui quelle di Gad Lerner, della filosofa Donatella Di Cesare e del Vescovo Domenico Pompili.
“Langer ci ha insegnato il valore dell’abbattimento delle barriere,” spiega l’assessore ai Diritti umani Jacopo Buffolo. “In un mondo dominato dalla forza, ripartire dal suo ‘metodo’ del dialogo è l’unica strada per opporsi alle ingiustizie“.
Dalla politica verde all’impegno per i Balcani
Il legame tra Langer e Verona è scolpito nei fatti: dalla “Carovana per un’Europa libera dal nucleare” del 1984 al celebre Verona Forum del 1993 per la pace nella ex-Jugoslavia. Il convegno toccherà i punti cardine del suo pensiero: la “conversione ecologica”, la critica allo sviluppo illimitato e la politica come forma di mediazione tra culture diverse.
I testimoni di oggi
Nelle diverse sessioni – che si sposteranno tra il Polo Zanotto e l’Auditorium di San Fermo – si alterneranno voci storiche e nuove leve: dall’europarlamentare Cristina Guarda ai rappresentanti della Fondazione Langer, fino ai giovani che oggi studiano i suoi testi. Un’occasione per chiedersi, con le parole di Mao Valpiana: “Sulla nonviolenza, siamo davvero convinti e convincenti?”.
