“L’ultimo rigore di Faruk” a Casa Verona.
Arriva in scena a Casa Verona, stasera sabato 28 febbraio, alle 20, L’ultimo rigore di Faruk, uno spettacolo di e con Damiano Grasselli, tratto dal romanzo omonimo di Gigi Riva e adattato per il teatro dallo stesso autore. La produzione è firmata Teatro Caverna.
“L’ultimo rigore di Faruk”.
Serviva un capro espiatorio. Come sempre. Come in ogni guerra. Nel 1914 fu Gavrilo Princip. Nel 1990 nessuno aveva ancora sparato. Eppure serviva una pistola fumante. Un gesto simbolico, un momento preciso a cui attribuire una colpa, su cui far convergere rabbia e tensioni.
La data è il 30 giugno 1990, ora di cena. Siamo ai quarti di finale dei Mondiali di calcio. Sul dischetto si presenta Faruk Hadžibegić, elegante difensore e rigorista della nazionale jugoslava. Di fronte a lui c’è Sergio Goycochea, portiere dell’Argentina di Maradona. Il tiro viene respinto. In quell’istante la catastrofe sta per iniziare. O forse è già iniziata.
Faruk diventa il colpevole perfetto. Il bersaglio. Il simbolo. Un singolo errore sportivo si carica di significati che vanno oltre il campo da gioco, mentre nelle strade, e sugli spalti, le vite umane iniziano a trasformarsi in bersagli in movimento.
Lo spettacolo racconta la guerra nella ex Jugoslavia attraverso il peso di una storia individuale immersa nella Storia con la S maiuscola. Una vicenda potente e profondamente umana, che attraversa le fratture del Novecento e mette al centro la responsabilità, l’identità e la memoria.
Due frasi risuonano nel tempo, come un’eco che attraversa decenni di conflitti e illusioni: “Noi amavamo il nostro popolo”, disse Gavrilo Princip. “Io mi sono sempre e solo sentito jugoslavo”, afferma Faruk. Tra queste due dichiarazioni si collocano i disastri del secolo breve e l’odio umano che sembra non avere fine.
L’ultimo rigore di Faruk è un racconto teatrale che interroga lo spettatore sul bisogno collettivo di trovare un colpevole, sulla fragilità delle identità e sulla memoria come unico strumento per comprendere ciò che è stato. Un’opera intensa che restituisce al pubblico la dimensione umana della tragedia storica, partendo da un calcio di rigore e arrivando al cuore dell’Europa.
