Donne che si rialzano: al Camploy la tragedia della violenza tra le mura di casa

Non chiamatelo amore: al Camploy Emma Dante smonta il mito dell’angelo del focolare.

A Verona va in scena il dramma di una donna: l’Altro Teatro con Emma Dante per raccontare una “storia di violenza” al teatro Camploy. Prosegue sotto il segno dell’impegno civile L’Altro Teatro, la rassegna del Comune di Verona in collaborazione con Arteven, che il 29 gennaio trasforma il Teatro Camploy in un’agorà necessaria per riflettere sulle piaghe del nostro tempo. Protagonista assoluta è Emma Dante, fresca del Leone d’Oro alla Carriera, che porta in scena “L’angelo del focolare”, uno spettacolo che ha già fatto registrare il sold out a pochi giorni dall’apertura delle vendite.

La danza macabra della violenza ordinaria

Emma Dante torna a scavare nelle viscere della famiglia, smontando pezzo dopo pezzo l’ipocrisia del focolare domestico. Quella che va in scena è una “manutenzione della violenza”: un ciclo eterno dove la vittima, uccisa ogni sera dal marito, si rialza ogni mattina per pulire, cucinare e accudire. È la messa in scena di un’abitudine arcaica, quella dell’uomo “maschio alfa” che agisce sulla donna come fosse un oggetto di proprietà, in un rituale di violenza fisica e verbale che non risparmia nemmeno i figli.

Il linguaggio della regista siciliana è, come sempre, fisico e corale. I corpi degli attori parlano dove le parole mancano, raccontando le ferite silenziose e le aspettative sociali che soffocano l’identità femminile. La figura dell’angelo del focolare viene smontata con una lucidità feroce, trasformando la casa da rifugio a trappola mortale.

Un successo necessario

Il tutto esaurito immediato conferma quanto il pubblico veronese sia affamato di un teatro che non sia solo intrattenimento, ma specchio critico della realtà. Nonostante la durezza del tema — lo spettacolo contiene scene di violenza e linguaggio esplicito — l’opera di Emma Dante è un richiamo alla responsabilità collettiva, una richiesta di guardare oltre la superficie delle relazioni familiari per scorgere il dramma che troppo spesso si consuma nell’indifferenza delle mura vicine.