Sono le sette di mattina, sei in tangenziale e la spia della pressione lampeggia: quando accosti e scendi, trovi la ruota a terra. A quel punto la differenza fra arrivare in ufficio con un’ora di ritardo e passare mezza giornata in attesa del soccorso sta in un oggetto che tanti automobilisti non aprono mai. Eppure, avere in auto un cric giusto, saperlo usare e conoscere le regole del Codice della Strada è quasi sempre la via più rapida per tornare sulla strada.
A cosa serve davvero il cric e quando ti salva
Il cric è un sollevatore meccanico o idraulico che permette di alzare una ruota da terra il tempo necessario per sostituirla o controllarla. Sembra una banalità, ma è l’unico strumento che trasforma una gomma forata in un problema da venti minuti anziché da mezza giornata. Le auto di nuova immatricolazione spesso non hanno più la ruota di scorta classica: al suo posto trovi un ruotino di emergenza oppure un kit con bomboletta sigillante e compressore, che risolve solo forature piccole sul battistrada e non fa nulla contro tagli laterali o lacerazioni.
La situazione italiana aggrava il problema. Nella provincia di Verona, secondo un monitoraggio di categoria ripreso da Verona Oggi, tra il 2014 e il 2024 sono sparite circa 132 officine, vicino al 10% del totale. Più auto, meno meccanici, tempi di intervento più lunghi. Tradotto in termini concreti, se fori in campagna o di domenica la catena del soccorso può allungarsi di parecchio, e la capacità di arrangiarsi con un cric decente fa davvero la differenza. Questo non significa dover diventare esperti di meccanica: significa avere a bordo uno strumento affidabile e sapere dove metterlo sotto la scocca.
C’è anche una dimensione di sicurezza che viene spesso trascurata. Un cric sottodimensionato o usato male può cedere, far scivolare l’auto, piegarsi durante la corsa. Proprio per questo il mercato europeo dei martinetti mobili è regolato da una norma tecnica puntuale, la UNI EN 1494, che impone requisiti di portata minima, dispositivi contro il sovraccarico, sistemi meccanici di fine corsa e valori di stabilità laterale sotto carico. Lo standard si applica ai martinetti idraulici e meccanici con capacità dichiarate da mille chilogrammi fino a cinquanta tonnellate e prevede anche prove di ciclo a pieno carico per certificare la durata nel tempo. Avere in auto un prodotto che rispetta questo standard non è un vezzo, è la soglia minima sotto cui non scendere.
Le quattro tipologie di cric: pantografo, bottiglia, idraulico a carrello e a forbice
Il cric a pantografo è quello che quasi tutte le case auto forniscono in dotazione. Ha la classica forma a rombo, si apre e si chiude ruotando una vite con la manovella e occupa pochissimo spazio nel vano di carico. Solleva di solito fino a una tonnellata e mezza, a volte due, ed è pensato per cambi ruota occasionali. Funziona, ma richiede un po’ di sforzo, va usato su terreno piano e soprattutto non è fatto per interventi lunghi sotto la vettura.
Il cric a bottiglia è una colonnetta idraulica verticale, compatta, che sfrutta la pressione di un pistone per alzare carichi molto importanti. Esistono modelli da tre, cinque, dieci tonnellate, fino a superare le venti in ambito officina. Sta in piedi in un angolo del bagagliaio, è veloce da azionare e regge bene SUV e furgoni leggeri. L’unico limite è l’altezza minima: se l’auto è molto ribassata non ci passa sotto.
Il cric idraulico a carrello è quello che trovi nelle officine e in garage di appassionati. Ha le ruote, si muove su pavimento piano, solleva in modo lineare e continuo grazie al pistone idraulico e regge fino a tre o cinque tonnellate nelle versioni domestiche. Non è fatto per stare nel bagagliaio di un’utilitaria, ma è il punto di riferimento per chi fa manutenzione in casa. Pesa, costa di più, e per questo molti automobilisti preferiscono tenerlo in box e portare in auto un modello più leggero.
Il cric a forbice è l’evoluzione moderna del pantografo, spesso venduto con manovella elettrica alimentata dalla presa a 12 volt. Alza con meno fatica, resta leggero, è pensato per l’emergenza in viaggio. Qui vale la regola generale: se l’auto ha il ruotino, basta un cric compatto ma certificato. Per orientarti nella scelta puoi dare un’occhiata alla gamma di cric per auto disponibile online su Norauto, filtrando per tipologia e portata, in modo da restare coerente con il peso del tuo veicolo senza acquistare un sollevatore da officina inutilizzabile in strada. Tra modelli compatti per auto di segmento B e idraulici a bottiglia adatti a SUV e monovolume, la differenza di prezzo è meno ampia di quanto si pensi.
Cosa guardare prima dell’acquisto: portata, altezza, certificazioni
La portata è il primo numero da controllare sul libretto o sulla confezione. La regola condivisa tra tecnici e guide di settore è semplice: la capacità di sollevamento deve essere pari almeno al 75% del peso totale a pieno carico del veicolo. Un’utilitaria da una tonnellata se la cava con un cric da 1 tonnellata, ma un SUV di due tonnellate chiede almeno una tonnellata e mezza di portata effettiva. Meglio abbondare di un gradino: lo sforzo viene sopportato meglio e il meccanismo dura più a lungo.
La seconda variabile è l’altezza minima di innesto. Se la tua auto ha sospensioni ribassate, spoiler, minigonne, potresti scoprire troppo tardi che il cric non ci passa sotto. I valori ragionevoli vanno da 8-9 centimetri per un cric a forbice compatto ai 13-15 di un idraulico a bottiglia. Verifica il dato prima dell’acquisto e, se possibile, misura la distanza dal suolo nel punto di aggancio indicato dal manuale del veicolo. La corsa utile è altrettanto importante: un cric che si ferma a 30 centimetri di altezza rende scomodo rimuovere la ruota su SUV e crossover.
Poi ci sono le certificazioni. Oltre alla già citata UNI EN 1494, che definisce i requisiti tecnici di sicurezza e i dispositivi contro il sovraccarico, è utile controllare la marcatura CE e la presenza di valvola di sicurezza sul pistone idraulico. Il portale Sicurauto, nel suo test comparativo 2025 sui cric da officina ripreso dalla tedesca Auto Zeitung, ha mostrato che differenze di prezzo consistenti non sempre corrispondono a differenze di sicurezza reali: conta più la qualità dei materiali e la precisione della valvola idraulica che il brand sulla confezione. Pesa l’attrezzo a mano: un cric troppo leggero va guardato con sospetto, un peso solido è quasi sempre sinonimo di acciaio di buona fattura. Evita i prodotti senza scheda tecnica o senza indicazione della portata nominale: sono la prima categoria a cedere in emergenza.
Come usarlo in sicurezza se ti fermi lungo strada
Il primo gesto, quando ti fermi per una gomma a terra, non riguarda il cric ma la tua sicurezza. Accosta sulla corsia di emergenza o fuori dalla carreggiata, accendi le quattro frecce, indossa il gilet rifrangente prima di scendere, posiziona il triangolo a distanza adeguata. L’articolo 162 del Codice della Strada, consultabile sul portale ufficiale ACI Codice della Strada, chiarisce che il segnale mobile di pericolo è obbligatorio fuori dai centri abitati quando il veicolo è fermo sulla carreggiata e non è visibile a distanza sufficiente; la sanzione per chi non rispetta questa regola va da 42 a 173 euro, ma soprattutto la ragione vera è che senza triangolo rischi di essere tamponato. Gli episodi cronacali veronesi lo ricordano: un incidente in galleria in tangenziale tra due vetture ha chiuso la viabilità per oltre un’ora, con coda chilometrica alle spalle. Chiunque si fosse fermato senza segnalare sarebbe stato in mezzo a quel caos.
Una volta messa in sicurezza la zona, il metodo è sempre lo stesso. Inserisci la marcia con il motore spento e il freno a mano tirato, allenta i bulloni della ruota con la chiave a croce senza toglierli, poi posiziona il cric nel punto di aggancio corretto, indicato sul manuale e riconoscibile da una costola metallica rinforzata sul pianale, a circa 30-40 centimetri dalla ruota. Su terreno morbido o sterrato, infila sotto la base del cric una tavoletta di legno piatta: evita che il piede affondi mentre sollevi. Solleva quanto basta a staccare la ruota dall’asfalto, svita i bulloni, sostituisci con il ruotino o la scorta, stringi in sequenza incrociata e solo alla fine abbassa il cric.
Se qualcosa non ti torna, meglio fermarsi. Il numero verde 803.116 di ACI Soccorso Stradale è attivo 24 ore su 24: per i soci del club il servizio è gratuito, per gli altri c’è un costo che resta comunque ragionevole. Lo stesso vale se la foratura è sul fianco, se hai strappato il cerchio o se la sede è troppo stretta per lavorare in sicurezza. Saper usare il cric non significa dover usarlo sempre: significa avere la scelta. Un cric certificato nel bagagliaio, un gilet in tasca, un triangolo sul pianale posteriore e il numero dell’ACI salvato in rubrica: con questi quattro elementi la maggior parte delle emergenze su strada diventa gestibile.
