Anche a Verona aumentano le auto sulle strade, ma spariscono i meccanici: in dieci anni 132 officine hanno chiuso.
Le automobili aumentano e invecchiano, ma autoriparatori e meccanici diminuiscono: è il paradosso che emerge da uno studio dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che analizza l’evoluzione del settore nell’ultimo decennio. Anche la provincia di Verona non fa eccezione: tra il 2014 e il 2024 le imprese di autoriparazione sono passate da 1.332 a 1.200, con una perdita di 132 attività pari a quasi il 10 per cento.
Il calo locale si inserisce in una tendenza nazionale molto chiara. In tutta Italia le officine attive sono scese da 83.705 a 75.284, cioè oltre 8.400 in meno in dieci anni (-10,1%). Un fenomeno che appare ancora più sorprendente se si considera che il parco auto continua invece a crescere.
Oggi nel Paese circolano più di 41,3 milioni di vetture, circa 4,2 milioni in più rispetto a dieci anni fa. Il tasso di motorizzazione è il più alto d’Europa: 701 automobili ogni mille abitanti. Anche Verona si colloca su livelli molto elevati, con 698 vetture ogni mille residenti, un dato in linea con la media nazionale.
Auto sempre più vecchie.
Oltre a essere numerose, le auto italiane sono anche tra le più anziane dell’Unione europea. Secondo lo studio, quasi una su quattro ha più di vent’anni (24,3%). Solo la Spagna registra una quota maggiore. In Francia e Germania, invece, le vetture così datate sono molto meno diffuse.
Una flotta così vecchia farebbe pensare a una domanda crescente di manutenzioni e riparazioni. In realtà accade l’opposto: il numero delle officine indipendenti continua a diminuire.
Perché chiudono le autofficine.
Le ragioni sono diverse e riguardano soprattutto i cambiamenti tecnologici ed economici del settore. I costi di gestione, tra affitti, bollette, smaltimento dei rifiuti speciali, assicurazioni e norme sulla sicurezza, sono aumentati sensibilmente negli ultimi anni. Allo stesso tempo, i margini si sono ridotti perché molti automobilisti acquistano online i pezzi di ricambio, comprimendo i ricavi delle officine.
A incidere è anche la trasformazione tecnologica delle auto. I veicoli moderni integrano elettronica avanzata, centraline, software di diagnosi e sistemi di assistenza alla guida, i cosiddetti ADAS. Per lavorare su queste vetture servono strumenti costosi e formazione continua, investimenti che non tutte le piccole officine artigiane riescono a sostenere.
C’è poi un problema di ricambio generazionale. Sempre meno giovani scelgono mestieri manuali come quello dell’autoriparatore: un lavoro impegnativo, con orari lunghi e responsabilità elevate. Così molte attività chiudono quando il titolare va in pensione, senza trovare qualcuno disposto a subentrare.
Il peso delle grandi reti.
Infine pesa la concorrenza delle grandi reti e delle concessionarie ufficiali, che possono offrire pacchetti di manutenzione e promozioni difficili da eguagliare per le piccole officine indipendenti.
Il risultato è un settore che si restringe proprio mentre le auto sulle strade aumentano. Una trasformazione che, secondo gli analisti, potrà essere contrastata solo con più formazione tecnica, incentivi agli investimenti e una maggiore valorizzazione dei mestieri artigiani.
