Ad agosto 514mila residenti della provincia di Verona non trascorreranno un periodo di vacanza fuori casa. Una platea molto ampia che, lontano dalle immagini di città svuotate e grandi partenze, continuerà a muovere l’economia locale: la spesa generata sul territorio viene stimata in 158 milioni di euro nel solo mese di agosto.
È quanto emerge dalla proiezione del Centro Studi Conflavoro, che ha analizzato per la prima volta quella che definisce “l’Italia dei Rimasti”, ovvero i residenti che nel mese tradizionalmente dedicato alle ferie resteranno a casa. Non necessariamente perché rinunceranno alle vacanze: nel conteggio rientra anche chi è partito a giugno o luglio oppure chi sceglierà settembre o altri periodi dell’anno.
Verona seconda in Veneto per numero di residenti che restano
Nel Veronese i 514mila “Rimasti” corrisponderebbero a circa 237mila famiglie. La sola spesa alimentare nel corso del mese viene quantificata in 126 milioni di euro, mentre considerando anche ristorazione e tempo libero di prossimità il valore complessivo sale a 158 milioni.
Verona è la seconda provincia del Veneto per numero di residenti che non partiranno ad agosto, appena dietro Padova, dove la stima raggiunge 522mila persone. Seguono Treviso con 494mila, Vicenza con 483mila e Venezia con 476mila. Più distanti Rovigo, con 133mila, e Belluno, con 115mila.
Nell’intero Veneto, secondo l’elaborazione, saranno circa 2 milioni e 737mila le persone che resteranno a casa ad agosto, appartenenti a 1,264 milioni di famiglie. La loro spesa alimentare è stimata in 674 milioni di euro, mentre l’economia di prossimità potrebbe muovere complessivamente 842 milioni di euro durante il mese.
Quasi 40 milioni restano a casa in tutta Italia
Su scala nazionale, la proiezione di Conflavoro indica circa 39,9 milioni di residenti, pari al 67,8% della popolazione italiana, che ad agosto non trascorreranno un periodo di vacanza fuori casa. A partire saranno invece circa 19 milioni di persone. La stima considera una possibile oscillazione compresa tra 37 e 42 milioni.
“Raccontiamo sempre l’Italia che parte, mai quella che resta, l’Italia dei caselli e dei check-in, mai quella dei balconi e dei cortili”, osserva Roberto Capobianco, presidente nazionale di Conflavoro PMI. “Quasi quaranta milioni di italiani restano a casa e i loro soldi non si spostano: restano nel raggio di pochi chilometri dall’uscio, dal fruttivendolo al forno al bar all’angolo”.
Ed è proprio questo il punto centrale dell’analisi. La spesa delle famiglie che restano non alimenta soltanto supermercati e negozi, ma anche bar, pizzerie, gelaterie, ristoranti, piscine, sagre e altre attività del tempo libero.
A livello nazionale il Centro Studi stima 9,3 miliardi di euro di spesa alimentare, ai quali si aggiungono circa 1,4 miliardi per la ristorazione di prossimità e 900 milioni per ricreazione, sport e cultura. Il giro d’affari complessivo viene così collocato tra 11 e 13 miliardi di euro in un mese.
Non partire ad agosto non significa rinunciare alle ferie
La ricerca invita però a non leggere il dato come il numero di italiani che non faranno alcuna vacanza nel 2026. Molti scelgono infatti di partire in altri periodi, mentre per chi non andrà via durante l’anno entrano in gioco soprattutto ragioni economiche, esigenze familiari, motivi di salute e lavoro.
“Il negozio di quartiere non vive di turisti, vive di questa domanda: agosto non è il mese morto del commercio di vicinato, è il mese in cui la sua clientela naturale è tutta a casa”, sottolinea Capobianco.
Una fotografia che, nel Veronese, riguarda oltre mezzo milione di persone e un potenziale giro di spesa da quasi 160 milioni di euro.
