L’Università di Verona vince la sfida Telethon: finanziati 2 progetti per curare le malattie rare.
La ricerca di Verona fa centro: Telethon finanzia due studi pionieristici dell’Università contro le malattie rare. La Fondazione Telethon ha infatti annunciato il finanziamento di due ambiziosi progetti di ricerca scaligeri, coordinati dalla professoressa Lucia De Franceschi e dal ricercatore Marco Cambiaghi. Gli studi, selezionati tra centinaia a livello nazionale, puntano a individuare bersagli terapeutici innovativi per l’anemia falciforme e la microcefalia genetica.
L’investimento fa parte di una vasta iniziativa di Telethon che ha destinato 7 milioni di euro a 27 progetti in tutta Italia. Il Veneto si conferma un’eccellenza, aggiudicandosi quasi un milione di euro (922 mila euro) per cinque progetti complessivi, due dei quali vedono protagonista proprio l’ateneo di Verona.
Cuore e Anemia Falciforme: la scoperta sulle “resolvine”.
Il primo studio, guidato da Lucia De Franceschi (docente di Medicina Interna), affronta la drepanocitosi (o anemia falciforme), una malattia del sangue che causa gravi danni agli organi. La ricerca, sostenuta con 356 mila euro per tre anni, si concentra sulle complicanze cardiache, spesso fatali per questi pazienti.
I ricercatori hanno scoperto un difetto nella produzione di resolvine, molecole che il nostro corpo usa per “spegnere” l’infiammazione. “L’obiettivo – spiega la professoressa De Franceschi – è identificare nuove molecole capaci di ripristinare questo processo, proteggendo il cuore e rendendo i pazienti idonei a cure definitive come il trapianto di cellule staminali o la terapia genica”.
Microcefalia: riparare il cervello con gli oligodendrociti.
Il secondo progetto, che vede coinvolto il ricercatore di Fisiologia Marco Cambiaghi, riguarda la Mcph17, una rara forma di microcefalia genetica che causa disabilità intellettiva e convulsioni.
La ricerca ha acceso i riflettori sugli oligodendrociti, cellule del cervello fondamentali per la produzione di mielina (la guaina che isola i nervi). “Abbiamo dimostrato che ripristinando queste cellule nei modelli preclinici si ottiene un miglioramento delle reti cerebrali e della sopravvivenza”, afferma Cambiaghi. Lo studio punta ora a ottimizzare il trapianto di queste cellule, aprendo la strada a cure per diverse forme di microcefalia.
