Il commosso addio di Verona a Osvaldo Bagnoli, per sempre nel cuore della città

Nella Basilica di San Zeno i funerali di Osvaldo Bagnoli, eroe dello scudetto dell’Hellas Verona.

Verona ha voluto esserci, tutta, per l’ultimo saluto al suo mister buono e gentile, a Osvaldo Bagnoli, l’allenatore che resterà per sempre legato alla città e al miracolo sportivo di quell’indimenticabile scudetto.

C’era tanta Verona, davanti a San Zeno, ma c’erano soprattutto i “ragazzi” di Bagnoli: da capitan Tricella e Elkjaer, da Di Gennaro a nanu Galderisi, Fanna, Volpati, e poi tutti gli altri, tutta la squadra di quel campionato 84-85. E c’erano anche i gialloblù di oggi, guidati da Marco Baroni, anche loro in prima fila a capire cosa può significare l’Hellas Verona per la città. E cosa è stato Bagnoli.

Dentro la Basilica, il sindaco Damiano Tommasi, il presidente della Provincia Flavio Pasini, la corona di fiori del presidente della Camera Lorenzo Fontana. Fuori, migliaia di veronesi: così Verona si è fermata per salutare il suo mister, mister Osvaldo, l’uomo che se n’è andato in punta di piedi, come in punta di piedi, con il suo stile, aveva lasciato un segno indelebile nei cuori gialloblù, e in tutti quelli che amavano quel calcio che non c’è più.

“Corri piano”, hanno raccontato i nipoti di Osvaldo, era una delle sue frasi preferite. “Ci sembrava impossibile che un uomo umile come lui avesse così tanta gente che lo amava, e in garage le chiavi della città”. Forse bastano queste poche parole, per descrivere chi era Osvaldo Bagnoli.

L’omelia del vescovo: “Il miracolo di una comunità fatta di persone diverse”.

“La mitica vittoria dello scudetto, da parte di una squadra e di una città ritenute lontanissime da tale possibilità, dice una cosa urgente da riscoprire. È accaduto che una comunità fatta di persone diverse per ascendenza sociale e culturale, oltre che per sensibilità politica e possibilità economica, si è ritrovata “una”, grazie al gioco del calcio. Non per via di una convergenza di interessi, ma per la gioia di esultare e di festeggiare. Osvaldo e i suoi ragazzi hanno così dimostrato che le gioie vere nascono sempre dalla qualità delle relazioni”. 

Se cercate i ladri, sono di là!”. Così dicendo, Bagnoli, indicava ironicamente lo spogliatoio della squadra avversaria, alla polizia venuta per indagare su un vetro rotto. La sua ironia asciutta si accendeva per il calcio, sempre nel nome di quel senso di giustizia che aveva dentro. Vogliamo sperare che possa ripeterle in quel segreto spogliatoio che è la vita che ci attende tutti, dove come scriveva il patrono san Zeno che qui veneriamo: “nessuno ruba, nessuno rapina, nessuno è bisognoso, nessuno muore”.