Madrid, l’alloggio è fantasma: Booking deve risarcire il cliente veronese per la vacanza rovinata.
Vacanza rovinata a Madrid: il Giudice di Pace di Verona condanna Booking.com a risarcire un cliente veronese. Una sentenza destinata a fare scuola quella emessa dal Giudice di Pace di Verona, che ha riconosciuto la responsabilità della nota piattaforma Booking.com per un grave disservizio subito da un viaggiatore veronese. Nonostante la difesa basata sul ruolo di semplice intermediario, il portale è stato condannato a risarcire il cliente per una trasferta trasformata in incubo.
L’odissea.
Tutto ha inizio nell’ottobre 2024, quando un cittadino prenota un pacchetto completo (volo e soggiorno) per Madrid. I problemi sorgono già in aeroporto: le date del volo erano state modificate, ma la comunicazione era rimasta “intrappolata” in un indirizzo email creato dalla piattaforma, senza mai raggiungere l’interessato.
Una volta atterrato in Spagna, la situazione peggiora.
- Struttura fantasma. L’alloggio prenotato risulta di fatto irreperibile a causa di indicazioni imprecise.
- Mancata assistenza. La piattaforma non aggiorna la prenotazione né fornisce supporto al viaggiatore in difficoltà.
- Silenzio ai reclami. Nonostante segnalazioni via Pec e portali dedicati, il consumatore non riceve alcuna risposta.
La sentenza.
Il Giudice di Pace di Verona è stato perentorio: “Anche se opera come intermediario, Booking.com ha obblighi informativi e di verifica imprescindibili verso chi acquista”. La sentenza stabilisce tre punti cardine.
La piattaforma deve garantire che le informazioni pubblicate siano affidabili.
Il cliente deve essere informato tempestivamente su ogni variazione.
Le clausole che tentano di scaricare ogni responsabilità sono considerate vessatorie e inefficaci.
Oltre al rimborso del soggiorno non goduto, al cittadino è stato riconosciuto un risarcimento di 600 euro per “danno da vacanza rovinata”, a compensazione dello stress e del disagio subiti.
“Questa sentenza è un precedente fondamentale”, commenta Adiconsum Verona, che ha sostenuto il caso. L’associazione sottolinea come i giganti del web debbano rispondere dei servizi offerti: “Il consumatore non può essere abbandonato a se stesso quando i sistemi digitali falliscono”.
