Una donna di 63 anni è stata arrestata per tentato omicidio a Legnago dopo aver colpito con un martello la vicina di casa.
Tanta di uccidere la vicina di casa con un martello di ferro: un grave episodio di violenza ha scosso la tranquillità di una palazzina di Legnago, in seguito al quale i carabinieri di Legnago hanno arrestato in flagranza di reato una 63enne del posto, sospettata di tentato omicidio nei confronti della sua vicina di casa, una signora di 58 anni.
E’ successo nel primo pomeriggio di martedì 31 marzo, quando l’arrestata, secondo quanto ricostruito, avrebbe atteso la sua coinquilina sul pianerottolo del condominio, aggredendola dapprima con dello spray al peperoncino, probabilmente per stordirla, per poi colpirla più volte al capo con un martello, una vera mazza di ferro; in quei concitati momenti la vittima, nonostante la brutalità dell’azione, sarebbe comunque riuscita a liberarsi e fuggire in strada per chiedere aiuto e salvarsi la vita.
L’intervento del passante.
Un passante, alla vista della donna ricoperta di sangue, le avrebbe prestato immediato soccorso, trasportandola con la propria autovettura al vicino ospedale, dove veniva immediatamente ricoverata in osservazione, fortunatamente non in pericolo di vita.
Nel mentre l’autrice del tentato omicidio avrebbe recuperato la borsa lasciata a terra dalla vittima dell’aggressione prima di scappare, rubandole dal portafogli 80 euro, per poi tagliarle con delle forbici tutti i documenti personali.
Ed è proprio sulla scena del crimine che i carabinieri, accorsi sul posto, nella zona dell’ospedale di Legnago, in una manciata di minuti, bloccavano la signora, procedendo al fermo d’indiziato di delitto appunto per tentato omicidio; successivamente raggiungevano poi lo stabile anche i militari incaricati dei rilievi tecnici, che repertavano, tra l’altro, numerose tracce di sangue sui gradini e sulle pareti del pianerottolo.
Secondo le prime ricostruzioni degli investigatori, all’origine di questa efferata aggressione, vi sarebbero dei dissapori tra le due donne.
Alla vittima infatti, sarebbe stato addebitato un “presunto” coinvolgimento nella procedura di sfratto che avrebbe colpito a breve l’autrice del fatto; tale convinzione avrebbe quindi alimentato un forte sentimento di rabbia e rancore, sfociato poi in un atto di estrema volenza.
