Il dramma delle famiglie di Verona e del Veneto: Rsa, liste d’attesa record e rette più care di 180 euro al mese.
In Veneto e a Verona il welfare trema: nel 2026 le rette delle Rsa diventano un lusso per pochi, considerato l’aumento di 180 euro al mese. “Non è più solo un’emergenza numerica, è una vera e propria crisi sociale quella che sta travolgendo il sistema della non autosufficienza in Veneto“, spiega Anna Maria Bigon, consigliera regionale Pd. I dati del 2026 disegnano un quadro drammatico: “Da un lato liste d’attesa che corrono a velocità doppia rispetto ai posti letto, dall’altro rette che subiscono impennate insostenibili, arrivando a pesare sulle tasche delle famiglie per ulteriori 180 euro al mese“.
Lanciado l’allarme, Bigon, parla di un sistema “non più in grado di reggere“. Le cifre non lasciano spazio a interpretazioni: “se nel 2022 le persone in attesa di un posto in struttura erano circa 7.500, oggi la soglia ha superato quota 10.400. Un esercito di anziani e famiglie sospeso in un limbo, mentre i posti letto accreditati sono cresciuti solo di mille unità nello stesso periodo”.
La scure dei rincari: +6 euro al giorno.
Il vero “shock” per i bilanci familiari arriva però dai costi di degenza. “Nel 2026 si registrano aumenti fino a 6 euro al giorno. Per chi non beneficia dell’impegnativa regionale, la retta media ha ormai sfondato il muro dei 2.730 euro mensili“, rimarca Bigon.
“Le famiglie sono costrette a intaccare i risparmi di una vita o a integrare con i propri redditi pensioni già modeste per garantire un’assistenza dignitosa ai propri cari”, sottolinea la consigliera.
Le cause del caro-rette sono un mix esplosivo: “L’impennata dei costi energetici, il rincaro delle materie prime e la cronica difficoltà nel reperire personale qualificato”.
“Una riforma fantasma”.
Sul banco degli imputati finisce anche la politica regionale. “Dal 2020 giace nei cassetti il progetto di legge per trasformare le Ipab in Aziende Publiche di Servizi alla Persona (Asp). Una riforma che, se attuata, potrebbe integrare meglio i servizi sul territorio, ma che non è mai stata discussa”. Nel frattempo, le quote sanitarie versate dalla Regione restano ferme: “Cifre (tra i 52 e i 57 euro giornalieri) che non tengono conto della reale gravità clinica dei pazienti, scaricando di fatto i costi assistenziali sui cittadini.
Le richieste: “Serve un Piano Straordinario”.
La ricetta proposta dalla consigliera Bigon per evitare il default del sistema, richiede un cambio di passo immediato nel bilancio regionale 2026.
- Sbloccare la riforma delle IPAB per renderle più agili e integrate.
- Aumentare le impegnative di residenzialità per coprire il fabbisogno reale.
- Differenziare i contributi in base alla gravità clinica dell’anziano.
- Istituire un tavolo permanente con sindacati, gestori e famiglie.
“La dignità delle persone non autosufficienti non può essere una variabile economica“, conclude Bigon. Senza un intervento strutturale, il rischio è che l’assistenza agli anziani in Veneto smetta di essere un diritto garantito per trasformarsi in un privilegio riservato a chi può permetterselo”.

