Quasi 2mila anziani in attesa di una Rsa nel Veronese, la denuncia: “Famiglie lasciate sole”

Sono quasi 2mila i veronesi in attesa di un posto in una Rsa: una situazione che per i sindacati è diventata ormai insostenibile.

Quasi 2mila anziani in attesa di una Rsa nel Veronese: non si tratta più di un’emergenza, ma di una criticità strutturale che richiede risposte immediate. È questa la posizione unitaria di Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil Verona, che intervengono dopo la denuncia della consigliera regionale Anna Maria Bigon sulla situazione delle liste d’attesa per le case di riposo nel Veronese.

Secondo i dati dell’Ulss 9, sono quasi 2.000 le persone in attesa di un posto in Rsa. Per i sindacati il problema va ben oltre i numeri: “Dietro queste liste ci sono anziani fragili e famiglie lasciate sole ad affrontare costi sempre più insostenibili”.

Le organizzazioni sindacali sottolineano come, anche con l’impegnativa regionale, la quota a carico delle famiglie possa aggirarsi intorno ai 2.000 euro al mese, mentre senza il contributo pubblico la retta supera facilmente i 3.000 euro. A questo si aggiunge la lista d’attesa per ottenere la stessa impegnativa di residenzialità, che spesso impedisce l’accesso al sostegno economico anche quando un posto è disponibile.

Le richieste dei sindacati.

Per Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil il tema non può essere affrontato esclusivamente aumentando i posti nelle Rsa. La priorità deve essere il rafforzamento della rete territoriale, con maggiori investimenti nell’assistenza domiciliare, nelle cure integrate, nei centri diurni, nel sostegno ai caregiver, nelle Case della Comunità e nell’incremento del personale sanitario e sociosanitario.

I sindacati chiedono inoltre un aumento stabile delle impegnative di residenzialità, il progressivo azzeramento delle liste d’attesa e maggiori risorse regionali e nazionali per la non autosufficienza. Richiamano infine le recenti pronunce della Corte di Cassazione sulle rette per le persone affette da Alzheimer e da gravi patologie neurodegenerative, ribadendo che il peso economico dell’assistenza non può ricadere sulle famiglie.

“La non autosufficienza non è un problema privato – concludono le organizzazioni dei pensionati – ma una responsabilità collettiva. Il diritto alla cura e alla dignità deve diventare una priorità della politica”.