Al Pride di Verona anche gli assistenti sociali del Veneto: “Tutela di tutte le famiglie”

L’Ordine degli assistenti sociali del Veneto al Pride 2023 di Verona: “Importante il riconoscimento dei diritti di persone e famiglie lgbtqia+”.

Gli assistenti sociali del Veneto saranno presenti al Pride 2023 che si terrà oggi a Verona. L’Ordine ha infatti scelto, con voto unanime del Consiglio, di rinnovare l’adesione alle manifestazioni del Pride sul territorio regionale per “ribadire l’attenzione e l’impegno delle professioniste e dei professionisti veneti del servizio sociale alla tutela dei diritti di ogni persona e a ogni famiglia, come ci chiede il codice deontologico della professione”, come ha dichiarato la presidente Mirella Zambello.

L’Ordine veneto considera la attenzione alle persone e alle famiglie lgbtqia+ una sfida importante: “Come professionisti”, scrive Zambello in una lettera alle università venete e ad altri enti e soggetti partner, “sentiamo la responsabilità di schierarci per il riconoscimento e l’affermazione di tutti i diritti, al fianco di ogni persona, senza alcun tipo di discriminazione per identità di genere o orientamento sessuale.

Un altro motivo che ci spinge ad aderire e a partecipare al Pride 2023 è la situazione dei figli delle famiglie arcobaleno, il cui fondamentale legame affettivo con i genitori è ancora privo di adeguato riconoscimento”.

“Bisogna aprire un dibattito serio sui diritti dei minorenni”.

Di recente, lo scorso 23 giugno, in seguito alla decisione della Procura di Padova di impugnare 33 atti di nascita di figlie e figli di coppie omogenitoriali l’Ordine degli assistenti sociali del Veneto e l’Ordine degli psicologi del Veneto hanno condiviso la decisione di intervenire con una nota congiunta:

“La decisione della Procura di Padova di spezzare un legame ormai suggellato nei primi anni di vita in alcune bambine e bambini, deve spingerci ad aprire un dibattito serio sui diritti dei minorenni”, hanno scritto i due Ordini.

“Il vuoto normativo e gli orientamenti politici dichiarati in tema di gestazione per altri”, ha spiegato Mirella Zambello, “non devono avere ricadute potenzialmente traumatiche sulle famiglie e specialmente su bambine e bambini, che rischiano di subire discriminazioni e vedere gravemente leso il superiore interesse che hanno come minorenni di vivere serenamente nella propria famiglia, l’unica che abbiano conosciuto. Riteniamo fondamentale che ad ogni bambino venga garantito il riconoscimento legale delle figure genitoriali: per questo dichiariamo la nostra contrarietà rispetto ad una presa di posizione istituzionale che, anziché promuovere, lede i diritti dei bambini, ponendoli in una situazione di discriminazione”.

Il progetto Feeling.

Per i due Ordini, “il benessere e il superiore interesse dei bambini e delle bambine, il bisogno di sentirsi saldamente inseriti in un nucleo familiare stabile e a sua volta accettato dal tessuto sociale, non possono essere messi in secondo piano per finalità politiche. Come istituzioni chiamate a garantire il benessere di tutte le persone, specialmente le più vulnerabili/fragili, non possiamo che schierarci a favore della difesa dei diritti fondamentali”.

Il lavoro sul tema dei diritti di persone e famiglie lgbtqia+ si collega inoltre ad altre sfide, come quella per la tutela delle persone e delle famiglie migranti. A novembre 2022 si è infatti chiuso il progetto Feeling (FormazionE opEratori per un approccio coerente alle probLematiche dei mINOri stranieri lGbtqia+), finanziato dal Ministero dell’interno a cui hanno partecipato anche due consiglieri dell’Ordine e alcuni assistenti sociali del Veneto.

Secondo Vittorio Zanon, consigliere dell’Ordine che ha partecipato a Feeling e sarà presente alla manifestazione di Verona, “orientamento sessuale, espressione e identità di genere non devono essere elementi di penalizzazione per le persone. Anche all’interno dei servizi sociali siamo chiamati a una accoglienza incondizionata di ogni persona, per evitare e prevenire forme di violenza istituzionale”.

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