Paraciclismo, il campione italiano veronese Marco Cottarelli e la sua seconda vita: “Il limite è un punto di vista”.
Mentre Verona si prepara alla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi, intervistiamo il fuoriclasse del paraciclismo, dall’incidente alla maglia azzurra della Nazionale: Marco Cottarelli, il campione veronese racconta la sua seconda vita. “Il cuore di un atleta si misura dalla capacità di rialzarsi”. Marco Cottarelli, nato a Nogara e residente a Bonferraro di Sorgà, è l’orgoglio del paraciclismo veronese. Dopo un gravissimo incidente nel 2000 che gli ha causato la paralisi di un braccio, Marco non ha solo ricominciato a pedalare: ha scalato le classifiche fino a diventare un punto di riferimento della Nazionale Italiana Paracycling. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua “seconda vita” tra lavoro, passione e medaglie.

“La velocità è nel mio DNA”.
Marco, la tua storia con i motori inizia prestissimo. Si può dire che sei nato in sella.
Assolutamente sì. Dicono che i bambini imparino prima a camminare, io ho imparato prima a correre. A tre anni ero già sui campi di motocross, seguendo le orme di mio padre Ivo. Mi ha trasmesso lui la fame di velocità, quel brivido che senti sottopelle e che ti fa sentire davvero vivo.
Nel 2000, a soli 22 anni, il destino ha però deciso di cambiare bruscamente marcia. Cosa accadde.
Un brutto incidente in moto stradale. L’asfalto è diventato improvvisamente un nemico. Ho riportato lesioni gravissime alla gamba e al braccio sinistro, che è rimasto totalmente paralizzato. In quel momento sembrava che tutto si fosse fermato, ma chi è abituato a correre non riesce a restare immobile per molto tempo.
La tua rinascita è legata a una bicicletta, e il tempismo è stato quasi incredibile.
Sì, solo due anni dopo l’incidente ero già in sella. Portavo ancora i fissatori esterni alla gamba sinistra, ma sentivo il bisogno di pedalare. Ho modificato una bici da corsa per poterla governare con una sola mano. Non era solo sport, era la mia terapia, il mio modo per riprendermi la libertà che l’incidente mi aveva tolto.
Dal debutto 2012 ai successi del biennio 2024-2026. Come sei arrivato ai vertici del paraciclismo.
Nel 2024 ho deciso di cambiare marcia. Non volevo più solo partecipare, volevo eccellere. Mi sono dedicato a un allenamento maniacale e specifico. I risultati del 2025 parlano chiaro: Campione Italiano a cronometro, argento su strada e due ori in pista (Chilometro da fermo e Scratch). Oggi, nel 2026, vestire la maglia della Nazionale e partecipare ai ritiri azzurri a Francavilla al Mare è la conferma che il limite è solo un punto di vista.
La tua vita respira ciclismo h24, anche fuori dalle gare. Di cosa ti occupi.
Lavoro a Bonferraro, per un’eccellenza che produce bici in carbonio, scarpe e abbigliamento tecnico. Mi trovate alla vendita nel negozio aziendale. Si può dire che la mia vita sia un cerchio perfetto: vendo la passione che poi metto in strada ogni giorno.
Che messaggio vorresti lanciare a chi guarda il mondo paralimpico solo in TV.
Dico sempre: non limitatevi allo schermo. Andate lungo le strade, nei velodromi. Guardateci negli occhi. Vedrete atleti che vogliono dimostrare il proprio valore umano prima di quello sportivo. La medaglia è importante, ma il vero significato del “valore” è ciò che leggi nello sguardo di chi non ha mai smesso di lottare.

