Ospedale di Borgo Roma: nuove cure per la malattia IgG4 che simula il cancro.
Malattia da IgG4, la patologia “mimetica” che simula i tumori: la sfida dell’ospedale di Borgo Roma con le nuove cure. Si è parlato di questo a Verona, il 23 marzo, durante l’incontro regionale dedicato alla malattia da Immunoglobulina G4-correlata (IgG4-Rd).
L’evento ha acceso i riflettori su una patologia fibroinfiammatoria cronica che, sebbene classificata come rara, potrebbe essere molto più diffusa di quanto dicano le statistiche ufficiali.
Identikit di una patologia “nuova”.
Descritta per la prima volta come entità clinica unitaria solo nel 2003, la malattia da IgG4 ha rappresentato una rivoluzione medica: sotto la sua definizione sono confluite diverse sindromi che un tempo venivano considerate patologie a sé stanti.
Si tratta di una condizione immuno-mediata che può colpire quasi ogni parte del corpo.
- Organi bersaglio. Pancreas, fegato, vie biliari, reni e ghiandole salivari sono i siti più comuni.
- Altri distretti. Può interessare anche orbite oculari, meningi, tiroide e retroperitoneo.
- Pazienti tipo. Colpisce prevalentemente uomini e donne di mezza età, ma non risparmia la popolazione anziana.
Il rischio dei “falsi tumori” e l’importanza della diagnosi.
Il Prof Luca Frulloni, direttore dell’Uoc di Gastroenterologia a Borgo Roma, ha lanciato un monito importante: la malattia spesso simula masse tumorali. In passato, questa somiglianza ha portato molti pazienti a subire interventi chirurgici invasivi e non necessari.
“A Verona seguiamo oltre 300 pazienti e il 60% dei ricoveri proviene da fuori regione”, ha spiegato Frulloni, evidenziando come la città scaligera sia un polo di attrazione nazionale per questa cura. “Abbiamo visto masse pancreatiche sparire in soli 10 giorni di cortisone”.
La sfida del futuro: evitare danni permanenti.
Nonostante la risposta rapida alle terapie iniziali, il vero nemico resta l’alto tasso di recidiva. Senza un mantenimento della remissione tramite farmaci appropriati e innovativi, gli organi colpiti possono andare incontro a un’insufficienza irreversibile. Nei casi più gravi legati al fegato, si può arrivare persino alla necessità di un trapianto.
