Inaugurato a Verona il centro per la Giustizia Riparativa: come funziona

Fondazione Don Calabria gestirà il nuovo centro di Giustizia Riparativa di Verona.

Verona volta pagina: nasce in piazza Madonna di Campagna 1/a, il centro per la Giustizia Riparativa, dove il dialogo “ripara” il reato. Non si tratta solo di una nuova sede, ma di una rivoluzione culturale: un luogo dove vittime, autori di reato e comunità possono incontrarsi per riparare i legami spezzati dal conflitto, mettendo al centro la responsabilità e la riconciliazione. Posto accanto a realtà come Rete Dafne (supporto alle vittime) e al Garante dei detenuti, il nuovo polo di Madonna di Campagna trasforma quindi Verona in un laboratorio d’avanguardia per la coesione sociale.

Patto per la città: comune e avvocati insieme.

L’avvio delle attività è stato suggellato dalla firma di un importante accordo tra il comune di Verona e l’ordine degli avvocati. Un’alleanza che punta a rendere la giustizia un percorso non solo punitivo, ma ricostruttivo.

Con questo Centro, Verona si dota di uno strumento moderno e civile, ha spiegato l’assessora alla Sicurezza e Legalità, Stefania Zivelonghi. L’obiettivo è: “Restituire dignità e ascolto a chi ha subito un danno e offrire una seconda chance a chi lo ha commesso, riducendo il rischio di recidiva e rendendo i quartieri più sicuri”.

Come funziona la Giustizia Riparativa.

Gestito dalla Fondazione Don Calabria, ente con una lunghissima esperienza nel sociale, il Centro offre percorsi di mediazione guidati da personale qualificato in spazi “neutrali”. Qui, il reato non è visto solo come la violazione di una norma, ma come una ferita inflitta a una persona e alla società.

Il ruolo degli avvocati sarà fondamentale: il presidente dell’ordine, Mauro Regis, ha sottolineato come i legali diventeranno facilitatori, guidando i propri assistiti verso una scelta consapevole di dialogo, garantendo al contempo la massima tutela legale e la riservatezza.

Una rete che abbraccia Verona.

Il Centro non lavorerà da solo. È già in corso la creazione di una rete con la Casa Circondariale di Montorio, il Tribunale di Verona, l’Università e gli uffici di esecuzione penale (Uepe).