Coreani a Verona per imparare a coltivare le mele: una delegazione, composta da specialisti, ospite di Confagricoltura.
Coreani a Verona per imparare a coltivare le mele. La Corea del Sud guarda a Verona come modello per sviluppare il settore melicolo, in rapida evoluzione. Una delegazione, composta da specialisti coltivatori di mele, è stata ospite di Confagricoltura Verona per apprendere le tecniche di coltivazione e comprendere quali siano le principali sfide che emergono nella gestione pubblica delle politiche e degli aiuti agricoli.
In Corea le mele sono il secondo frutto più coltivato del Paese, dopo gli agrumi. La produzione, concentrata nelle province sud-orientali, si sta spostando verso Nord a causa del riscaldamento globale, con estati torride e gelate tardive. Come sta accadendo a Verona, vengono perciò sempre più spesso utilizzati sistemi di smart farming per il controllo dell’umidità e dell’irrigazione, ma anche per il controllo dei parassiti.
“È stato un confronto interessante con una delegazione di 23 importanti frutticoltori coreani, accompagnati da un loro docente, che frequentano un corso di approfondimento agricolo alla Kangwon National University – spiega Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona -. Il loro obiettivo era di conoscere lo status della nostra melicoltura, sia dal punto di vista commerciale, sia quello riguardante la tecnica colturale e le fitopatie. Ci hanno anche chiesto come sono strutturate le politiche di sostegno al comparto e il ruolo che svolgiamo nel coordinamento tra la produzione e la distribuzione. Siamo particolarmente orgogliosi di essere stati scelti come organizzazione di riferimento per comprendere il sistema agricolo italiano e apprendere le tecniche di coltivazione più specializzate. La conferma che Verona, in campo frutticolo, è un’eccellenza assoluta”.
“Moltissimi i punti in comune”.
Conferma Francesca Aldegheri, presidente dei frutticoltori di Confagricoltura Verona, che è stata al fianco del presidente durante l’incontro: “È stata un’utile esperienza di reciproco scambio, in cui abbiamo condiviso alcune problematiche comuni, nonostante la diversità dei territori. I coreani, come noi, hanno problemi nel reperire manodopera, in quanto le giovani generazioni non vogliono lavorare in campagna: di conseguenza anche loro devono affidarsi alla manovalanza straniera”.
“Anche la Corea – continua – subisce le fluttuazioni del mercato, con l’altalena delle quotazioni delle mele, non avendo, come noi, strumenti che garantiscano un prezzo minimo pagato ai produttori. Infine condividono anche la piaga della cimice asiatica, che in parte hanno risolto facendo ricorso a fitofarmaci più efficaci che noi non utilizziamo, dato che l’Ue ha imposto regole più restrittive. Quello che cambia, rispetto al nostro Paese, è l’attenzione alla sostenibilità, che per quanto ci riguarda ci porta a cercare soluzioni diverse per la difesa fitosanitaria, come la ricerca di piante resistenti a temperature elevate e periodi prolungati di siccità. In questo siamo molto avanti”.
