Carcere di Montorio, la denuncia: “Un detenuto con la tubercolosi, un altro morto di tumore”

La denuncia di Liberi Liberi Art.27 sul carcere di Montorio a Verona: “Un detenuto con la tubercolosi e un altro morto di tumore in cella”.

La morte di un detenuto tunisino di 40 anni, affetto da un tumore in fase terminale, e il ricovero tardivamente comunicato di un detenuto senegalese di 70 anni, malato di tubercolosi. Sono i due casi sollevati da Liberi Liberi Art.27, con l’obiettivo di accendere i riflettore su quanto avviene nel carcere di Montorio, a Verona.

Il 40enne, secondo quanto riferito dall’associazione, aveva ricevuto dai medici una prognosi di poche settimane di vita e, con il suo difensore, aveva chiesto al tribunale di sorveglianza la sospensione della pena o la detenzione domiciliare. La richiesta, però, non avrebbe mai avuto risposta. L’uomo è morto mercoledì scorso nella Seconda Sezione del carcere.

Diverso ma altrettanto delicato il caso del 70enne, ricoverato in ospedale dal 13 maggio in isolamento per tubercolosi. Familiari e legale, tuttavia, ne sarebbero venuti a conoscenza solo a fine mese. “La vicenda poteva essere gestita diversamente – ha spiegato l’avvocato – e i familiari dovevano essere subito avvisati anche per una loro tutela”.

“Il carcere è una pena, non una sospensione dei diritti fondamentali”, sottolinea Liberi Liberi Art. 27, chiedendo risposte chiare. Duro il commento del presidente Michele Nardi: “Nonostante tanti buoni propositi, lo Stato di diritto è stato calpestato e la Costituzione ancora una volta violata da chi dovrebbe applicarla”.

Bigon: “Situazione inaccettabile”.

“I drammatici fatti denunciati dall’Associazione ‘Liberi Liberi Art.27’ all’interno della Casa Circondariale di Verona — con un caso di tubercolosi isolato e un detenuto di 40 anni morto di cancro in cella — confermano che la situazione sanitaria a Montorio ha superato ogni limite di accettabilità e umanità”. Così la consigliera regionale del Partito democratico, Anna Maria Bigon sulla gestione medica degli istituti di pena. “La perdita della libertà non può coincidere con la cancellazione del diritto alla salute. La Regione Veneto ha il dovere di mettere subito a disposizione le risorse necessarie per garantire cure adeguate e colmare la cronica carenza di medici e psicologi nelle strutture”.