Sindrome del bambino scosso, cosa sapere: a Verona 3-5 casi all’anno

Sbs, sindrome del bambino scosso: campagna di sensibilizzazione dell’Azienda ospedaliera di Verona.

La Sindrome del bambino scosso (SBS) è un grave maltrattamento, spesso inconsapevole, che può provocare danni neurologici permanenti fino alla morte del neonato. È causata dallo scuotimento violento del lattante, generalmente nel tentativo di calmare un pianto inconsolabile, e colpisce soprattutto bambini sotto i due anni, con un picco tra le due settimane e i sei mesi di vita. A livello globale l’incidenza stimata è di 20-30 casi ogni 100 mila bambini, ma il dato è sottostimato per la difficoltà diagnostica.

In occasione delle Giornate nazionali di prevenzione, Aoui, l’Azienda ospedaliera di Verona, ha promosso iniziative di sensibilizzazione con info point all’ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento e, per la prima volta, anche fuori dall’ospedale, in piazza Vittorio Veneto. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con Terre des Hommes e Simeup.

I sintomi della SBS sono spesso aspecifici – vomito, irritabilità, difficoltà di suzione, letargia, convulsioni – e rendono complesso il riconoscimento tempestivo. Le conseguenze possono essere gravissime: più della metà dei bambini riporta danni cerebrali permanenti e, nei casi più severi, un neonato su quattro può morire.

A Verona si registrano circa 3-5 casi l’anno, con una quota significativa di famiglie fragili alle spalle. I professionisti del Pronto soccorso pediatrico ribadiscono l’importanza della prevenzione: mai scuotere un bambino, fermarsi se si è esasperati e chiedere aiuto. Un messaggio chiaro rivolto a genitori e caregiver: riconoscere i segnali di stress e affidarsi ai servizi sanitari può salvare una vita.

I sintomi. 

Non è facile per i genitori rendersi conto della sindrome in atto. Spesso i bambini vengono portati in Pronto soccorso per altri sintomi: vomito, inappetenza, difficoltà di suzione o deglutizione, irritabilità, letargia, assenza di sorrisi o di vocalizzi, rigidità o cattiva postura, difficoltà respiratorie, aumento della circonferenza cranica, difficoltà di controllo del capo, frequenti e lamentosi pianti incontrollabili e, nei casi più gravi, convulsioni e alterazioni della coscienza, fino all’arresto cardiorespiratorio. Il personale sanitario sottolinea l’importanza di non sottovalutare nessuno di questi segnali e di recarsi al Pronto soccorso il prima possibile se si ha anche solo il dubbio di aver scosso il proprio bambino. 

Conseguenze. 

Pochi movimenti violenti potrebbero stirare i tessuti o provocare emorragie e ischemie, causando danni cerebrali permanenti che ad oggi si registrano in più della metà dei casi. I bambini scossi durante la loro infanzia potrebbero poi riportare disturbi dell’apprendimento, cognitivi e comportamentali, oltre che ritardi nello sviluppo psicomotorio. Le conseguenze più gravi possono anche arrivare al decesso del neonato, una condizione che, secondo la letteratura scientifica, affligge 1 bambino su 4.

Cosa non fare. 

Il pianto del lattante, soprattutto nei primi mesi di vita, può sembrare davvero inconsolabile e, talvolta, il riflesso dei genitori può essere quello di scuoterlo, come espressione di frustrazione e stanchezza. Per calmare il piccolo, si consiglia, dopo essersi accertati che non abbia febbre o coliche, averlo nutrito, cambiato, coccolato e rassicurato, di cullarlo nella carrozzina, fargli fare un giro in macchina o un bagnetto rilassante, oppure di fasciarlo con un lenzuolo piegandogli gli arti in modo che ritorni in posizione fetale. Se non dovesse bastare, e il caregiver sentisse il venir meno della pazienza, si invita a lasciare il bambino in un posto sicuro, ad allontanarsi e a chiedere aiuto. 

Casistica Aoui. 

Sono circa 3/5 l’anno i casi dei neonati curati per la Sindrome del Bambino Scosso. Data la complessità nel diagnosticare la sindrome, altrettanto difficile è avere dati certi. Nel Pronto soccorso pediatrico di Aoui più della metà dei neonati scossi alla Risonanza magnetica presenta lesioni sia fresche sia pregresse e un caso su 3 non è la prima volta che arriva in Pronto soccorso. Il 65% dei pazienti proviene da nuclei familiari fragili, con casi di depressione, abuso di droghe e episodi di violenza che aumentano la difficoltà nel gestire il pianto incontrollato del bambino.