Diciotto anni dopo, Verona non vuole dimenticare Nicola Tommasoli.
Sono passati diciotto anni da quella tragica notte, e Verona non dimentica Nicola Tommasoli. Era la notte tra il 30 aprile e il 1° maggio 2008 quando Nicola venne brutalmente aggredito in Porta Leoni, nel pieno centro cittadino, da un gruppo di cinque neofascisti. Un’aggressione nata per una sigaretta negata. O forse, come è stato detto più volte, per quel codino che Nicola portava con naturalezza e orgoglio. La più feroce espressione della banalità del male.
Aveva 29 anni e una vita ancora tutta da costruire: Nicola morì pochi giorni dopo in ospedale, lasciando una ferita profonda nella coscienza della città. Originario di Negrar, Tommasoli è diventato, suo malgrado, un simbolo della violenza cieca e dell’odio ideologico.
A distanza di 18 anni, il ricordo resta vivo. L’invito, rivolto a cittadine e cittadini, è quello di ogni anno: fermarsi anche solo per pochi minuti a Porta Leoni, in Corticella Leoni, davanti alla lapide che lo ricorda. Ricordare Nicola per dire no alla violenza e all’intolleranza.
Gli autori del vile pestaggio, lo ricordiamo, furono cinque, tutti appartenenti ad ambienti neofascisti dell’estrema destra veronese. Dopo un lungo iter giudiziario, sono stati riconosciuti colpevoli di omicidio preterintenzionale. Una sentenza che ha chiuso il capitolo giudiziario, ma non può e non deve chiudere quello della memoria.

