Caso Rogoredo, Trevisi: “La divisa non deve avere corsie preferenziali”

L’anima “scheggiata” dell’ex poliziotto Trevisi su Rogoredo: “Chi veste una divisa ha responsabilità doppie”.

Gianpaolo Trevisi, consigliere regionale del Veneto con una lunga carriera come poliziotto alle spalle, rompe il silenzio sul caso Rogoredo. Il già direttore della Scuola di Polizia di Peschiera del Garda, interviene con durezza contro la “corsa alle certezze” che ha caratterizzato le ore successive alla morte di Mansouri.

L’appello: “Le indagini sono una garanzia, non un affronto”.

Per Trevisi, la reazione di chi ha immediatamente invocato “scudi penali” o gridato allo scandalo per l’apertura delle indagini è incompatibile con i principi di uno Stato di diritto. “Cercare la verità non è un affronto”, spiega il consigliere, sottolineando come “l’uguaglianza davanti alla legge debba valere in ogni fase del procedimento. Se si pretende il rispetto della presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva, è necessario accettare con la stessa serenità l’inizio dell’azione giudiziaria”.

“L’anima blu scheggiata”.

Le parole più toccanti arrivano quando Trevisi parla da ex poliziotto. Descrive la propria “anima blu” come “scheggiata” di fronte a racconti e dettagli investigativi che non avrebbe mai voluto sentire. Il consigliere ricorda che “chi indossa una divisa porta un onore che raddoppia la responsabilità: un errore commesso in servizio non colpisce solo la persona, ma l’intera istituzione che rappresenta”.

Tuttavia, il pensiero di Trevisi va anche alla maggioranza degli agenti che onorano quotidianamente il motto Sub lege libertas: “È sotto la legge che si costruisce la libertà. Sempre”.

Contro il processo dei talk show.

L’intervento si conclude con un monito contro la spettacolarizzazione del dolore e la complessità ridotta a post sui social. Mentre le prime risultanze investigative impongono estrema prudenza, Trevisi chiede di “lasciare spazio al lavoro di magistrati, periti e avvocati. Il rispetto per una vita spezzata, conclude, si misura anche attraverso il silenzio e la sobrietà delle parole”.