Affitti universitari, Verona segue il trend nazionale: le stanze sono sempre più care

Gli affitti universitari per studenti corrono anche a Verona: negli ultimi sei anni il costo delle stanze singole è aumentato del 25%.

Il mercato degli affitti universitari per studenti continua a correre anche a Verona, dove negli ultimi sei anni il costo delle stanze singole è aumentato del 25%. Un dato significativo, anche se più contenuto rispetto ad altre città universitarie italiane, che conferma comunque una pressione crescente su studenti e giovani lavoratori.

È quanto emerge da un’analisi di Immobiliare.it Insights che fotografa l’andamento dei canoni dal marzo 2020 al marzo 2026. Nel caso di Verona, il prezzo medio di una stanza è passato da 358 euro a 447 euro mensili, seguendo un trend nazionale in costante crescita.

Un fenomeno diffuso in tutta Italia.

L’incremento dei prezzi non riguarda solo Verona, ma l’intero Paese. Nei principali centri universitari italiani, soprattutto quelli con grandi atenei, gli aumenti hanno raggiunto livelli ancora più marcati: in città come Bari (+59%), Cagliari (+58%) e Palermo (+55%) i canoni sono cresciuti di oltre la metà rispetto al 2020.

Anche città del Nord e del Centro mostrano rincari importanti: Padova e Firenze segnano un +46%, mentre Torino si attesta al +45%. Più contenuta la crescita in Pisa, con un +16%.

Verona sotto la media, ma il peso resta.

Nel confronto con altri centri universitari di medie dimensioni, Verona si colloca a metà classifica: meno cara rispetto a realtà come Venezia (+35%) o Trento (+39%), ma più dinamica rispetto a città come Siena e Udine, ferme a un +12%. Il dato veronese si inserisce in un contesto in cui, mediamente, i prezzi delle stanze negli atenei “non mega” sono cresciuti del 31%, comunque più rapidamente rispetto ai monolocali (+22%).

Domanda alta, redditi insufficienti.

Alla base dell’aumento dei canoni c’è una domanda sempre più sostenuta, alimentata da studenti fuori sede e giovani lavoratori. Ma secondo gli analisti quella che emerge è una criticità strutturale: i redditi di questa fascia di popolazione non tengono il passo con i prezzi richiesti. Il risultato è una crescente difficoltà di accesso al mercato degli affitti, con una forbice sempre più ampia tra capacità di spesa e costi reali.

Nonostante la crescita registrata negli ultimi anni, il report segnala i primi timidi segnali di assestamento nel mercato. Un possibile riequilibrio potrebbe concretizzarsi nel corso del 2026, anche se molto dipenderà dall’andamento della domanda e dall’offerta disponibile.