La Valpolicella candida il rito dell’appassimento a patrimonio Unesco.
L’oro della Valpolicella verso l’Unesco: l’arte antica dell’appassimento delle uve punta al patrimonio mondiale. L’Italia candida ufficialmente la “messa a riposo delle uve” veronesi come patrimonio immateriale dell’umanità. Un viaggio tra le colline di Verona dove il sapere contadino diventa leggenda.
C’è un momento magico, tra le colline che abbracciano Verona, in cui il tempo sembra fermarsi per lasciare spazio alla natura. È il rito della messa a riposo delle uve, quella pratica ancestrale che trasforma i grappoli della Valpolicella in capolavori mondiali come l’Amarone e il Recioto. Oggi, questo sapere tramandato di generazione in generazione non è più solo un segreto di cantina: è ufficialmente in corsa per diventare Patrimonio Immateriale dell’Unesco.
Il segreto custodito nei fruttai veronesi.
La candidatura presentata a Parigi dalla Commissione Nazionale Italiana non celebra una semplice tecnica agricola, ma un vero e proprio ecosistema culturale. Il cuore del dossier risiede nel legame indissolubile tra la comunità locale, il paesaggio disegnato dai vigneti e l’antichissima tecnica dell’appassimento.
Un’alleanza per il territorio.
Il successo di questa candidatura nasce da un lavoro di squadra che vede protagonisti il Consorzio Tutela Vini Valpolicella, lo Snodar (Sovrano e Nobilissimo Ordine dello Antico Recioto) e le eccellenze accademiche del territorio. Insieme alla Valpolicella, l’Italia schiera anche la magia del Presepe e le tradizioni alimentari alpine, in un tris di candidature che punta a confermare il Bel Paese come leader mondiale della bellezza e della cultura.
