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Ibap. Assessore Regione Veneto: "Nuove regole per una riforma al sistema di assistenza ai non autosufficienti"

“Quella delle Ipab dovrà essere una riforma coraggiosa e ‘larga’, per abbracciare l’intero sistema dell’assistenza alle persone non più autosufficienti.

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Cambiare esclusivamente la natura giuridica e le regole di organizzazione gestionale di questi enti rischia di essere una riforma monca: dobbiamo avere il coraggio di affrontare in termini complessivi la ‘filiera’ dell’assistenza e di legiferare in modo di favorire la continuità assistenziale tra ospedale e territorio, l’aggregazione tra strutture assistenziali, la qualificazione degli istituti, aiutandoli ad essere sempre più imprese efficienti”. E’ quanto ha promesso l’assessore alle politiche sociali della Regione Veneto, tirando le fila del convegno “La riforma delle Ipab in Veneto”, promosso dalla Regione nella sede Grandi Stazioni.

 “Il 2018 dovrà essere l’anno della riforma in Veneto degli istituti pubblici di assistenza e beneficenza”, ha confermato l’assessore, ricordando il ruolo prioritario nel sistema di welfare svolto dalle circa 200 Ipab presenti in Veneto, lascito storico della beneficenza privata, codificato dalla legge Crispi del 1890 e oggi in attesa di una veste più adeguata e moderna per continuare a svolgere il ruolo di ‘aziende pubbliche’ di servizi alle persone. Delle 200 strutture pubbliche, 175 sono ‘case di residenza’ per anziani e disabili, di cui il 90 per cento non sono più autosufficienti. Con oltre 15 mila posti letto e circa 8 mila operatori, le Ipab in Veneto rappresentano il 70 per cento dell’”offerta” residenziale per non autosufficienti. “La regione Veneto arriva per ultima a legiferare in materia di Ipab – ha ammesso l’assessore, ricordando che di riforma si parla ormai da oltre tre lustri – ma ora che abbiamo rimesso mano al sistema sanitario e sociosanitario, siamo nelle condizioni di poter ridefinire il ruolo degli enti pubblici di assistenza, in una logica di continuità territoriale e di ‘filiera’ dei servizi, con l’obiettivo ultimo di preservare e valorizzare un patrimonio che è e deve restare un bene comune, da amministrare con saggezza ed efficienza a servizio delle persone più fragili”. La regione – ha ricordato tra le righe l’assessore – è il primo finanziatore delle Ipab, alle quali corrisponde 215 milioni di euro l’anno, solo di contributi per l’assistenza pro capite dei residenti non autosufficienti.

 Il convegno ha offerto l’occasione di un confronto a 360° con tecnici, amministratori, consiglieri regionali, rappresentanti degli operatori e degli enti locali, moderato da Lisa Zanardo, presidente dell’Organismo indipendente di valutazione della regione (authority costituita dal ministero della Funzione pubblica e dall’autorità nazionale anticorruzione per promuovere l’efficienza e l’efficacia delle amministrazioni pubbliche e garantire i migliori servizi ai cittadini). Sono intervenuti Francesco Longo, docente della Bocconi che ha disegnato gli scenari in Europa e delle diverse regioni italiane dei sistemi di assistenza e di cura della terza e quarta età, Paolo Piva, docente del dipartimento di scienze giuridiche dell’Università di Padova che ha approfondito la natura delle Ipab tra pubblico e privato, Franco Botteon, direttore del personale della regione Veneto, e i presidenti e direttori di alcune delle più importanti Ipab del Veneto: Paolo Zanardi del Mariutto di Mira, Stefano Gallo della Moretti Bonora di Camposampiero, Luigi Caldato dell’Israa di Treviso, Lucio Turra dell’Ipab di Vicenza, Daniele Pozzati del Pio Ospizio San Michele di Nogara e Roberto Volpe, della fondazione Marzotto e presidente di Uripa, il ‘sindacato’ delle strutture assistenziali in Veneto.

 Il disegno di riforma, presentato dalla giunta Zaia all’inizio della legislatura e attualmente al vaglio della quinta commissione consiliare, delinea una duplice via di trasformazione delle Ipab, o in fondazioni private o in aziende pubbliche di servizi: l’obiettivo finale è garantirne la sostenibilità di gestione, metterne in sicurezza bilanci e patrimoni e garantire uniformità di prestazioni e di servizi in tutto il territorio regionale. Tra le esigenze più pressanti, ribadite da presidenti e direttori, la sburocratizzazione della gestione e la riduzione degli oneri previdenziali per il personale, più pesanti del 20 per cento circa rispetto ad una struttura privata.

 “La legge di riforma dovrà essere aggiornata e riscritto insieme – ha assicurato l’assessore regionale –perché il tema vero non è il costo del lavoro o la privatizzazione delle Ipab, ma la loro valorizzazione e specializzazione, in modo da poter ampliarne e diversificare i servizi. Gli Istituti di assistenza in Veneto sono la terza gamba della sanità: presidi territoriali irrinunciabili di fronte al progressivo invecchiamento e cronicità della popolazione”.

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