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Riceviamo e pubblichiamo -
30 Novembre 2009
Lettera aperta al Ministra Brunetta
Egregio Ministro della Pubblica Amministrazione Renato
Brunetta,
ho letto le raccomandazioni generali per la riduzione
del rischio espositivo in corso di pandemia influenzale
nei luoghi di lavoro, a cura del Ministero del Lavoro,
della Salute e delle Politiche Sociali.
Il documento, come Lei sicuramente sa, indica
sintomatologia e modalità di trasmissione,
raccomandazioni su prevenzione e controllo
dell’influenza, azioni dei datori di lavoro e dei
dirigenti per la riduzione della diffusione, azioni da
adottare da parte dei dipendenti per la riduzione della
diffusione dell’influenza nei luoghi di lavoro, ed altro
ancora.
Due punti sono particolarmente interessanti:
“provvedere (da parte di datori di lavoro e dirigenti)
affinché i lavoratori che presentino sintomi influenzali
lascino prontamente i luoghi di lavoro e non siano
riammessi al lavoro se non dopo 24 ore dalla cessazione
dei sintomi in assenza di terapia …”
“rimanere a casa in caso di presenza di sintomi di
influenza (da parte del lavoratore) sin dall’inizio dei
sintomi e fino alle 24 ore successive alla completa
risoluzione di questi senza uso di antipiretici.
Nulla da eccepire su quanto scritto anzi, vale sempre la
pena di ricordare il vademecum di raccomandazioni, anche
se ovvie.
L’aspetto che invece mi interessa evidenziare è che il
virus non guarda in faccia proprio nessuno, poveri o
ricchi, belli o brutti, lavoratori privati o pubblici
poco importa, la malattia è “democratica” e colpisce
chiunque. A tal proposito, quindi, Le vorrei far notare
che i dipendenti pubblici perdono, per i primi dieci
giorni di malattia, tutto ciò che non è trattamento
fondamentale, con esclusione dei lavoratori del comparto
sicurezza e difesa e vigili del fuoco, che invece non
perdono nulla pur essendo anch’essi dipendenti pubblici.
La domanda a questo punto nasce spontanea: se tutti gli
uomini e quindi anche i lavoratori, sono uguali davanti
a Dio, davanti alla legge e davanti al virus H1N1,
perché no davanti ai primi 10 di malattia?
Vede, egregio Ministro, un vigile urbano in mezzo al
traffico, magari sotto l’acqua, rischia l’influenza
tanto quanto il collega finanziere, anch’esso in mezzo
alla gente, mentre procede ai controlli fiscali, oppure
un infermiere al pronto soccorso rischia l’influenza
come il vigile del fuoco, mentre espletano il loro
lavoro. Eppure il vigile urbano e l’infermiere non sono
uguali davanti alla malattia, per questi i primi dieci
giorni d’assenza avranno un costo aggiuntivo oltre alla
“beffa” del malanno.
Purtroppo non posso pensare ad una società senza vigili
urbani, finanzieri, vigili del fuoco ed infermieri! Dico
purtroppo perché traffico, evasori, incendi e ambulanze
hanno bisogno di professionisti per la “cura”, in loro
assenza sarebbe un disastro, ma onestamente non colgo il
motivo perché un professionista debba pagare anche col
portafoglio l’H1N1.
Ora Lei propone, per i neo assunti nel pubblico impiego,
il giuramento di fedeltà alla Repubblica e l’osservanza
della Costituzione e delle leggi, bene! Chissà, forse il
giuramento ci renderà “uguali”. Ma una curiosità però me
la potrebbe togliere: perché la “suina” ha
sintomatologia uguale e sintomi amministrativi
differenziati.
Quale delle due è la malattia?
Maurizio Grotta UIL FPL Verona
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2005
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