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Primo incontro per la rigenerazione di Basso Acquar

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Da area industriale dismessa a modello di rigenerazione urbana.

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Primo incontro, ieri pomeriggio a palazzo Barbieri, tra l’assessore all’Urbanistica Ilaria Segala e i proprietari degli immobili di Basso Acquar per presentare il progetto iWrecks, che ha per capofila l’Università di Padova. Presente anche il presidente della 5ª Circoscrizione Raimondo Dilara e il team di ricercatori universitari.

 L’obiettivo del progetto, che è finanziato dalla Regione Veneto attraverso il Fondo Sociale Europeo, è quello di accendere i riflettori su aree urbane in cui insistono beni immobiliari dismessi (wrecks sta per relitti), con l’obiettivo di delineare strategie in grado di dar loro nuova vita e renderli attrattivi.

 “L’iniziativa – ha spiegato l’assessore Segala – si affianca al censimento delle aree dismesse, già attivo on line, che l’Amministrazione ha lanciato in previsione della Variante 29. In questo caso, però, il team di ricercatori è chiamato a studiare aree industriali, oggi abbandonate o sottoutilizzate, per elaborare scenari e progetti pilota in grado di attrarre gli investitori. Attraverso il lavoro dei tecnici, che sono ingegneri, urbanisti e architetti, si definiscono strategie di rigenerazione urbana e si individuano le potenzialità di questi spazi. È un modo per sviluppare la riconversione complessiva dell’area e per aiutare le proprietà a mettere in vetrina i propri immobili a favore di chi vuole investire. Questo tavolo di confronto può essere utile per raggiungere i nostri obiettivi”.

 Il gruppo di ricercatori, provenienti dall’Università di Padova, dallo Iuav di Venezia e dall’Università di Lisbona, è già attivo nello studio di altre realtà industriali dismesse della nostra regione. “Nel Veneto, è presente un patrimonio immobiliare industriale improduttivo e abbandonato – ha detto il professor Luigi Stendardo, responsabile del progetto iWrecks – che spesso viene percepito come zavorra per lo sviluppo. Per noi, invece, è un patrimonio dalle potenzialità inespresse che possono essere riattivate creando progetti pilota, senza consumare nuovo suolo e attraverso sostenibilità ambientale e riciclo di materiali”.

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