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Femminicidio Lonigo. Lanzarin: "Protezione da ripensare per le donne che denunciano le violenze"

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“Ancora una donna uccisa dal compagno, che risulta peraltro già noto alle forze dell’ordine e alla magistratura e sottoposto a misure restrittive per violenze contro la propria compagna.

lanzarin230A meno di un mese dal femminicidio di Cavarzere, la strage delle donne vittime di violenza in famiglia è un dramma che sembra non aver fine in Veneto”.

 Manuela Lanzarin, assessore al sociale della Regione Veneto con delega alle politiche di prevenzione della violenza contro le donne, commenta con amarezza e preoccupazione l’ennesimo grave episodio avvenuto oggi a Lonigo, dove un quarantenne ha ucciso a colpi di pistola la moglie e si è dato alla fuga. L’omicida risultava dallo scorso luglio evaso dagli arresti domiciliari, misura disposta dall'autorità giudiziaria, insieme al divieto di avvicinamento, proprio per violenze contro la propria compagna.

 “Questa volta non possiamo imputare la tragedia al silenzio della donna – dichiara l’assessore –la vittima di violenza aveva chiesto aiuto e protezione. Tanto da far condannare il suo persecutore. E purtroppo le misure cautelari si sono rivelate insufficienti, o forse inadeguate. Credo sia necessaria una riflessione sul modo migliore di proteggere la donna che ha il coraggio di denunciare e di uscire dal silenzio.”

 “Solo lo scorso anno in Veneto sono state 13 le donne assassinate nell’ambito domestico, più di una al mese. Un numero inaccettabile per una società civile e certamente anche per la nostra coscienza – prosegue l’assessore - La Regione e lo Stato stanno investendo molto in campagne di sensibilizzazione e di aiuto, nel rafforzare la rete dei centri antiviolenza e delle case rifugio, nel formare le cosiddette ‘sentinelle’ del territorio (dagli operatori sociali, ai medici e ai farmacisti, dagli operatori del pronto Soccorso ai vigili e alle forze dell’ordine territoriali) per affiancare le donne vittime di violenza e per sostenerle nel difficile percorso di richiesta di aiuto e protezione. Ma questo importante lavoro di costruzione della rete, unito anche al lavoro educativo e informativo nelle scuole e nel territorio, deve trovare sponda anche in leggi e in procedure di tutela della donna, più attente e severe”.

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