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Veneto Lavoro. Emergenza Covid-19: l'impatto sul lavoro dipendente in Veneto

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Nel periodo compreso tra il 23 Febbraio e il 17 Maggio 2020, tra mancate assunzioni ed effettiva diminuzione dei posti di lavoro si è registrata in Veneto una perdita di circa 60-65 mila posizioni di lavoro dipendente.

venetoLavoro300Corrispondono al 3% dell'occupazione dipendente complessiva. È quanto emerge dai dati aggiornati di Veneto Lavoro riguardo l'impatto dell'emergenza Covid-19 sulle dinamiche dell'occupazione regionale. A partire dal 4 maggio, in concomitanza con il progressivo allentamento delle misure di lockdown imposte dal Governo, si è però osservato un rallentamento della caduta occupazionale.

Nella dinamica negativa post 22 Febbraio risultano coinvolte tutte le tipologie contrattuali dipendenti: la differenza con il saldo del corrispondente periodo 2019 è pari a -7.800 per i contratti a tempo indeterminato, -5.500 per l'apprendistato, -49.400 per i contratti a termine (che includono anche i rapporti di lavoro stagionali per i quali le assunzioni sono diminuite del 60%). Dal 4 maggio si registra un recupero delle posizioni a tempo indeterminato (+1.000 rispetto l'analogo periodo del 2019).

A livello provinciale, i territori che hanno pagato il costo più alto risultano Venezia, dove si è registrata una perdita di 26 mila posti di lavoro dipendente e un calo delle assunzioni del 79%, e Verona (-17.000). Calo più contenuto negli altri territori: -6.900 a Padova, -4.700 a Treviso, -4.300 a Vicenza, -1.600 a Rovigo e -1.400 a Belluno.

Il turismo, fortemente caratterizzato dalla stagionalità e dalla domanda di lavoro a termine, è il settore più esposto agli effetti della pandemia: da solo spiega quasi la metà della contrazione occupazionale, con 30 mila posti di lavoro persi, e non mostra i segnali di inversione di tendenza che pure si osservano per altri settori. A maggio si assiste infatti a una ripresa delle assunzioni nelle costruzioni (+18%) e nel tessile-abbigliamento (+8,5%), mentre l'agricoltura si conferma il settore meno colpito e l'unico, insieme ai servizi informatici, a mostrare nell'intero periodo di emergenza un saldo positivo (+4.500). Il riavvio della produzione trascina inoltre il recupero delle assunzioni nelle attività di noleggio e riparazione, nei servizi di pulizia e nelle attività professionali.

Tra le altre forme contrattuali, variazioni negative anche per il lavoro intermittente (-12.000), le collaborazioni (-790) e i tirocini (-4.400). Per queste tipologie contrattuali non si osserva alcun segno di significativo affievolimento della tendenza negativa neppure a partire dal 4 Maggio, se non, appena accennata, per le collaborazioni e il lavoro intermittente. Anche i dati sul lavoro somministrato mostrano un sensibile calo delle assunzioni: se già nell'ultima settimana di febbraio si era notata una lieve flessione delle assunzioni (-8%), a Marzo il calo è diventato particolarmente consistente (-44%) e i dati parziali di Aprile non sembrano evidenziare un'inversione di tendenza. Si conferma invece la dinamica positiva del lavoro domestico, che registra un saldo positivo più che raddoppiato rispetto a quello dell'analogo periodo del 2019 (da +1.000 a +2.070).

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