Utilizziamo cookies per migliorare la vostra esperienza sul nostro sito. Continuando a visitare questo sito, l'utente accetta l'utilizzo dei cookies.

Inaugurato il 35esimo anno accademico dell’università di Verona

Ospiti il genetista e accademico dei Lincei Michele Morgante e il presidente Anvur Andrea Graziosi.

inaugurazioneAnno450Il rettore Nicola Sartor ha inaugurato il 35esimo anno accademico dell’università di Verona. La cerimonia, che si è svolta nell’aula magna del Polo Santa Marta, riveste un significato di particolare interesse sia per quanto riguarda la governance dell’ateneo e le strategie d’intervento esplicitate nella relazione del rettore, sia per il particolare prestigio degli ospiti intervenuti, il genetista Michele Morgante e il presidente dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) Andrea Graziosi.

 Ad aprire la cerimonia il rettore Sartor che ha parlato ai rappresentanti delle istituzioni, alla comunità accademica e ai cittadini presenti all’evento, partendo proprio dalle principali azioni condotte dall’ateneo, dalla riforma del Senato accademico di cui ora faranno parte tutti i direttori dei 12 dipartimenti, al perfezionamento del modello di assicurazione della qualità nella gestione delle attività istituzionali, dal miglioramento dell’efficienza gestionale e lo sviluppo nella professionalità del personale tecnico e amministrativo al reclutamento di nuovi docenti e ricercatori. “Rilevanti sono gli sforzi richiesti ai dipartimenti per identificare il loro sentiero di sviluppo – ha dichiarato il rettore -. Grande è la nostra soddisfazione per il riconoscimento, da parte dell’Agenzia Nazionale per la Valutazione dell’Università e della Ricerca, del profilo di eccellenza riconosciuto a 9 dei 12 dipartimenti. Ciò consentirà, tra l’altro, di competere per l’ottenimento di fondi ministeriali straordinari finalizzati allo sviluppo delle loro attività”.
 Il rettore ha fatto riferimento anche al piano edilizio triennale di oltre 90 milioni di euro. Tra gli interventi citati l’acquisto dalla Provincia di Verona di una porzione di villa Eugenia in San Floriano e la costruzione di un nuovo edificio per la Scuola di Medicina e chirurgia. Nella sua relazione Sartor ha parlato anche di potenziamento delle attrezzature per la ricerca, di internazionalizzazione e di riduzione dei contributi chiesti agli studenti.
 Nella seconda parte del suo intervento il rettore ha affrontato due temi oggetto, spesso, di discussione: le procedure di reclutamento e l’accesso all’università. “Il reclutamento del personale accademico è stato oggetto di diffuso sentimento di scontento e talvolta di scandalo per alcune notizie di cronaca che hanno interessato anche la magistratura. Il nostro sistema, possiamo dire, “coopta mediante concorso”. Si tratta di un evidente ossimoro. La necessità di utilizzare la tecnica del concorso per accedere ai ruoli pubblici è stabilita dalla nostra Costituzione e in quanto tale va rispettata. Con riferimento alla nostra università, se guardiamo agli esiti delle procedure di reclutamento dei docenti, si rileva che nel triennio 2014-2016 l’ateneo ha reclutato complessivamente il 33 per cento di docenti provenienti dall’esterno o da altri atenei, superando di gran lunga la soglia minima del 20 per cento stabilita dal Ministero. I nuovi assunti o promossi nel periodo 2011-2014 hanno avuto una produzione scientifica VQR valutata migliore della media della loro area in 7 casi su 13, in linea con la media di area in 5 casi su 13 e solo in un caso su 13 inferiore alla media. Anche con procedure complesse, il reclutamento realizzato nel nostro ateneo è stato quindi condotto nella direzione del merito e del valore scientifico”.
 Sull’accesso agli studi universitari “Il tema – ha aggiunto Sartor - può essere efficacemente riassunto nel seguente dilemma: “diritto allo studio” o “diritto all’iscrizione”? Per ciascun corso di studi offerto da un ateneo, l’indicazione del numero massimo di iscritti, in funzione delle dimensioni del corpo docente e della dotazione di infrastrutture, va interpretata non come volontà di limitare arbitrariamente l’accesso, bensì come segno di responsabilità e come garanzia di attenzione alla qualità degli studi. Nei prossimi anni il nostro giovane ateneo continuerà a rafforzare l’azione di orientamento e di sostegno agli studi, con l’obiettivo, certo non facile, di assicurare il completamento degli studi in tempi brevi al numero più elevato possibile di giovani che hanno scelto di svolgere presso di noi il loro percorso universitario”.

 A prendere la parola dopo il rettore è stato Davide Turi, presidente del Consiglio degli studenti, che ha mandato un forte messaggio alla comunità studentesca dedicato all’importanza dell’unione e della collaborazione. “Poter studiare ed istruirci qui in Università ci consente di vedere i rischi insiti nell’isolamento e nella divisione – ha detto Turi -. Quindi ci tengo ad incoraggiarvi a distruggere le barriere e non ricrearle, a non permettere più a nessuno di separarci. La nostra comunità studentesca deve essere il punto di partenza non soltanto per la diffusione del sapere ma anche e soprattutto un banco di prova concreto dell’idea di condivisione. Il sistema universitario presuppone un ruolo dello studente partecipe, esigente, attivo e anche critico. Viviamo questi anni universitari non come se fossero un percorso verso un attestato bensì come un cammino dentro di noi e nel mondo e vi assicuro che questo ci porterà lontano”.

 La cerimonia è continuata con la lectio magistralis di Michele Morgante, genetista, accademico dei Lincei e docente dell’università di Udine. Il suo gruppo di ricerca ha dato un apporto fondamentale allo sviluppo di tecnologie ampiamente usate nella genomica vegetale.
 Nel corso del suo intervento dal titolo “Le modificazioni genetiche delle piante tra ragione e sentimento”, Morgante ha parlato dei benefici che la genetica può portare all’agricoltura. “Quello degli interventi genetici sulle piante è un tema che non viene accettato facilmente dall’opinione pubblica – ha spiegato – Già migliaia di anni fa l’uomo si è occupato di manipolazione genetica adattando le piante selvatiche alla coltivazione. Così come sono apprezzati i risultati positivi che queste tecnologie apportano in ambito medico, le persone devono considerare anche quelli ottenuti in ambito agricolo che permettono, oggi, di mangiare cibo di qualità e in sicurezza. Sono dunque benefici che vanno a vantaggio degli agricoltori, dei consumatori e dell’ambiente in cui viviamo”.
 Ma le nuove tecnologie possono anche aiutare a salvare l’ambiente. “Oltre ai costi di produzione – ha detto Morgante - ci sono dei costi “indiretti” che, al momento, nessuno sta pagando e che si traducono in produzione di Co2, riscaldamento globale e cambiamento climatico. Non è pensabile proseguire in questa direzione. È indispensabile comprendere che le biotecnologie applicate alle piante possono essere un ausilio fondamentale per affrontare il problema della sostenibilità ambientale”.

 Al termine della cerimonia sono stati insigniti della carica di professore emerito, ovvero coloro che hanno maturato 20 anni da ordinario, Carlo Alberto Marzi, Giorgio Graffi, Gian Cesare Guidi e Pier Franco Pignatti.

 Come da tradizione accademica, infine, il coro universitario, diretto dai maestri Luca Marchetti e Marcello Rossi Corradini, ha intonato il Gaudeamus Igitur.

Pubblicità