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Una testata alla libertà di stampa

Il giornalista Giulio Mancini: «a Ostia la presenza dello Stato e delle Amministrazioni è sempre stata marginale»


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ROMA. Una testata alla libertà di stampa. Questo è accaduto a Ostia Lido, quartiere popoloso (tutto il municipio conta più di 220.000 residenti ufficiali) e difficile di Roma. Un fatto riportato su tutti i media nazionali.

Ho intervistato Giulio Mancini, decano dei giornalisti del litorale romano e per decenni responsabile della redazione locale del Il Messaggero, la storica testata della capitale. L'intervista che va oltre al triste fatto di cronaca e apre una finestra su un disagio diffuso in quello che dovrebbe essere il litorale più bello della regione Lazio.

La testata di Roberto Spada al giornalista Rai di Nemo è un po' la punta di un iceberg. Che sensazioni hai avuto?

«Immagine brutte, che non si dovrebbero mai vedere perché il diritto alla cronaca e all'informazione non va mai prevaricato né impedito. In questo caso ci si scontra con l'arroganza della criminalità. Non voglio giustificare né attenuare le responsabilità di chi ha compiuto questo gesto terribile, ma le azioni vanno inquadrate nellla pressione mediatica su Ostia dopo il voto del 5 novembre scorso. Casapound ha ottenuto un successo che era comunque nell'aria e si è cercato di giustificare questo risultato non tanto con la presenza politica e sociale di questo movimento quanto per un voto orientato dalla criminalità locale. Roberto Spada - ripeto, non è una giustificazione di un gesto criminale - era sottoposto alla stessa pressione mediatica, è stato intercettato, cercato e richiesto da oltre 30 giornalisti negli ultimi quattro/cinque giorni. Il giornalista di Nemo, che ovviamente stava facendo il suo lavoro, ha cercato di strappargli delle dichiarzioni per una quarantina di minuti. E' stato un mix esplosivo come abbiamo drammaticamente osservato che va inquadrato in un contesto di grande disagio.

mancini-giulio1Ostia negli ultimi decenni ha visto crescere delle "zone franche" in cui la malavita ha fatto un po' da padrone: il clan Fasciani, ora decapitato, la famiglia Spada che gestisce aree “borderline”. Lo Stato è presente?

Il punto è questo: Ostia è reduce da due anni di commissariamento straordinario dell'amministrazione chiesto dall'allora prefetto Gabrielli, oggi capo della Polizia. Va osservato che in questi due anni non c'è stato un solo arresto o un processo che riguardasse l'amministrazione quindi evidentemente queste infiltrazioni criminali non sono state trovate. O è mancata la presenza dello Stato, oppure non c'erano sufficienti motivazioni per arrivare al commissariamento. Volevo fare anche un altro ragionamento: lo Stato che doveva manifestare la sua presenza in maniera ancora più forte è lo stesso che tre anni fa ha chiuso il tribunale di Ostia, che due anni fa ha chiuso l'ufficio del Giudice di pace e che in questi due anni non ha rafforzato l'organico delle forze dell'ordine. Se si reputa una situazione ad alto controllo da parte della criminalità, lo Stato non può soltanto avvalersi dei “poteri” di gestione politica espropriando la democrazia e non avrebbe dovuto derogare, o essere addirittura assente, sotto il profilo delle forze dell'ordine e degli strumenti giudiziari.

Torniamo indietro nel tempo. La zona di Ostia Nuova, dove si è verificata l'aggressione al giornalista, è sempre stata difficile da gestire da parte delle forze dell'ordine. Dopo questo fatto si scopre che forse c'è un problema di pericolosità sociale in questa bellissima località balneare. E' ipocrisia? E' cecità?

Credo che ci sia sicuramente un ragionamento più articolato e complesso da fare. In quell'area ci sono circa 1.400 case popolari e l'amministrazione è latitante. Ci sono persone che vivono col rischio che crollino i balconi, che i cornicioni cadano sui passanti. Vorrei ricordare che, per fare un esempio di illegalità diffusa, persino il PD aveva una sezione abusiva in Nuova Ostia, occupava locali senza titolo o senza pagare il canone al Comune. La presenza dello Stato e delle Amministrazioni è sempre stata marginale. Il territorio è estremamente complesso. Ricordiamo che Nuova Ostia nasce nel 1972 con l'eliminazione delle baracche dei quartieri più poveri di Roma e con il trasloco...

Trasloco forzato oltretutto...

Sì, è stata una tradotta. Sono state trapiantate delle persone e sono state date loro delle condizioni apparentemente migliori rispetto alle baracche, ma quel territorio è stato per decenni con le strade sterrate e senza illuminazione stradale. Non si può chiedere a queste persone di avere nei confronti dello Stato e della società civile un atteggiamento di disponibilità. C'è rabbia. Ripeto: questo non giustifica l'atto criminale però serve ad inquadrare la situazione. Non dimentichiamo da ultimo l'esempio dello skate park, costruito letteramente pezzo per pezzo dai ragazzi della Nuova Ostia, che è stato sequestrato perché realizzato su un pezzo di terreno di poprietà della Diocesi che di quel terreno non ne ha fatto nulla, se non un'ipotesi di costruire una chiesa di cui non c'è nemmeno il progetto. Non si è pensato di ricostruire un altro punto di aggregazione giovanile come uno skate park, di ricostruire un centro che aveva visto persino ospitare campionati mondiali di categoria e manifestazioni di basket internazionali e che ogni anno accoglieva un contest di writer. E' stato un ulteriore schiaffo a quest'area emarginata.

tribunale-ostiaTorniamo alla politica. Casapound ha ottenuto quasi il 10% dei voti e Spada prima aveva fatto la corte al M5s e è poi andato vicino a Casapound. Ad esempio la manifestazione di piazza Gasparri l'aveva "firmata" lui. Sono i personaggi che cercano un referente politico o è il politico che cerca il personaggio per aumentare i voti?

E' il cane che si morde la coda. Indubbiamente se si vive in un territorio i rapporti con la politica sono inevitabili specie per persone che hanno una famiglia estesa. La famiglia Spada conta circa 200 elementi all'interno di Nuova Ostia: è una familglia popolare oltre che popolosa e la politica è inevitabile che guardi verso di loro. La famosa fotografia che mostra Luca Marcella, leader di Casapound di Ostia, al fianco di Roberto Spada, è stata scattata nel corso di una manifestazione di Casapound per i bambini di Nuova Ostia...

I manifesti dell'evento avevano il logo della palestra di Roberto Spada, quindi non si tratta di un caso...

Era una manifestazione pubblica con la presenza di ballerini, non di pugili, di un centro di danza. La palestra era gestita dalla famiglia Spada, ma si esibivano i ragazzi della scuola di danza. Non vedo una relazione tra criminalità organizzata e Casapound in questo. Indubbiamente quando ci si avvicna a certi personaggi l'abbraccio può essere mortale. Ci vuole una cautela che forse non ha avuto Casapound, così come non ci fu cautela quando Spada fece il suo endorsement a favore del Movimento 5 stelle. All'epoca da parte dei pentastellati non ci fu una reazione di rifiuto. E' chiaro che chi vive in un territorio cerca di avvicinarsi alla politica anche per ambizioni personali, o per rappresentarlo, o per altri motivi, questo non posso saperlo. Fa parte del gioco della democrazia.

Tu da giornalista hai scritto per Il Messaggero e ora scrivi per un quotidiano on line locale. Ti senti al sicuro nell'esercitare la tua professione o ti sei messo dei picchetti perché "in fondo ho famiglia"?

Io ho sempre avuto attenzione nei confronti dei fenomeni criminali e non potrebbe essere altrimenti. Non rinuncio al mio ruolo, ma ovviamente assumo delle cautele: cerco di muovermi con attenzione quando sono in giro per la città e cerco di non espormi a pericoli diretti. In passato ho avuto delle "attenzioni" non molto piacevoli e mi è successo più volte di tornare a casa scortato dai Carabinieri. Fa parte della professione.

Solidarietà comunque al giornalista per quello che è successo.

Nella maniera più assoluta. Ogni atteggiamento di aggressività fisica e verbale nei confronti della stampa è una minaccia alla libera informazione e alla democrazia. Vorrei ricordare che il M5s, che è giustamente sdegnato per questo fatto di cronaca, ha un leader, Grillo, che gridò "io i giornalisti me li mangio per vomitarli". Quando ci si esprime in questo modo o quando si aggrediscono fisicamente i giornalisti, non si fa altro che ridurre lo spazio per la democrazia e cercare di silenziare l'informazione.

Marco Camilli

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