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Il
prossimo 14 luglio scadranno ben 17
anni dall'approvazione, da parte del
consiglio comunale (sindaca Michela
Sironi, Forza Italia), delle mozioni
omofobe proposte e votate dal
centrodestra di allora (14 luglio
1995). Una di queste, la 336, la più
pesante delle tre approvate dal
consiglio, ribadiva in maniera
inequivocabile che il Comune di
Verona era schierato in favore della
famiglia tradizionale cattolica
formata da un uomo e una donna, di
conseguenza la prima risoluzione del
Parlamento Europeo del febbraio 1994
in materia di pari opportunità alle
persone omosessuali veniva respinta.
Nel testo della mozione 336 la
stessa risoluzione del PE veniva
addirittura bollata come "immorale".
Apprendiamo oggi dai giornali, e dal
sito del Comune, che qualcosa
finalmente si muove. Dopo 17 anni di
attesa un ordine del giorno è stato
firmato per riportare in sede di
discussione del consiglio comunale
le mozioni del 1995. I consiglieri
De Robertis (SEL) e Bertucco (PD)
invitando oggi il sindaco di Verona
a cancellare le mozioni, ricevono da
Tosi una risposta blanda e fumosa,
in cui si dice che quelle mozioni
ormai sono decadute, dato che sono
state approvate da una
amministrazione non più in carica
(all'epoca il consigliere Tosi si
astenne). Come dire che un atto
ufficiale e approvato decade alla
fine del mandato. Ci risulta che
quelle mozioni siano ancora parte
del "patrimonio politico, culturale
ed etico" del Comune di Verona e, se
possono non aver peso reale sulla
vita di gay, lesbiche e trans di
Verona, hanno in ogni caso un grande
peso morale, politico e culturale su
questa amministrazione, unica in
Europa ad aver approvato mozioni
omofobe.
Ora il salto che chiediamo di fare a
tutta l'amministrazione ma in
particolare al centrosinistra è
quello di non limitarsi a chiedere
al sindaco e a tutto il consiglio
comunale di cancellare le mozioni
del 1995 ma di assumere in toto
tutte le risoluzioni del PE
approvate dal 1994 in poi in materia
di diritti civili e pari opportunità
alle persone omo e trans di Verona.
Solo così faremo fare un salto in
avanti a questa città. Limitarsi a
cancellarle non basta e non serve a
nulla, come dire che 17 anni di
lotte da parte di gay, lesbiche,
trans ed etero di Verona, in
particolare del Circolo Pink ma non
solo - ricordiamo tutti i tentativi
messi in atto durante
l'amministrazione Zanotto dai
consiglieri Fasoli e Bertani e le
battaglie del consigliere Bragaja -
non son serviti a nulla e che basta
stracciare un pezzo di carta
approvato 17 anni fa per credere che
oggi va tutto bene.
Per queste ragioni chiediamo a De
Robertis, Bertucco e Benciolini che
abbiamo finalmente il coraggio di
mettere nero su bianco che anche le
persone omosessuali e transessuali
hanno dei diritti reali con una
ricaduta reale sule loro vite, che
non si tratta solo di parole vuote o
atti decaduti perché approvati da
un'amministrazione di 17 anni fa.
Naturalmente, come facemmo 17 anni
fa, seguiremo i lavori in aula,
quando l'ordine del giorno firmato
approvato dai capigruppo Bertucco,
De Robertis, Benciolini e Pasetto
approderà in consiglio comunale. |