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Un assistente per pianificare ed effettuare delicati
interventi al cervello. Da oggi c’è. Si tratta di Robocast, un sistema robotico
per l’assistenza al chirurgo in grado di calcolare in pochi secondi i possibili
percorsi da seguire con gli strumenti chirurgici per evitare i rischi operatori.
Il robot è in grado di calcolare le migliori traiettorie di intervento che
vengono sottoposte al chirurgo per la decisione finale sul trattamento.
A tre anni dall’avvio ufficiale del progetto, cofinanziato dalla Commissione
Europea Direttorato Generale “Information Society & Media”, settore “Interaction
and Interfaces” con 3 milioni 450 mila euro, il bilancio è positivo. A Verona
oggi è stata presentata per la prima volta la simulazione di un intervento
assistito con la nuova tecnica.
I protagonisti. Il progetto, il cui coordinamento è stato condotto da Giancarlo
Ferrigno ordinario di Bioingegneria elettronica e dalla ricercatrice veronese
Elena De Momi del dipartimento di Bioingegneria del Politecnico di Milano,
laboratorio di Neuroingegneria e Robotica medica, si avvale della collaborazione
di strutture universitarie e industriali internazionali.
A Verona il progetto è stato condotto da Roberto Foroni fisico medico
dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata e dal neuroradiologo Kenneth
Ricciardi in collaborazione con Massimo Gerosa direttore della clinica
Neurochirurgica e Sergio Turazzi, direttore del Dipartimento di Neurochirurgia
ospedaliera.
Per l’Italia, oltre al Politecnico, hanno partecipato il dipartimento di Scienze
neurologiche, neuropsicologiche, morfologiche e motorie dell’ateneo scaligero
diretto da Antonio Fiaschi, l’università di Siena e l’azienda Cf consulting. A
livello internazionale hanno contribuito al progetto l’Imperial College di
Londra, la Hebrew university di Gerusalemme, Technion di Haifa, il dipartimento
di Scienza dell’informazione dell’Università di Monaco e l’Istituto di
tecnologia di Karlsruhe e due aziende, Prosurgics in Inghilterra e Mazor in
Israele.
Quali patologie. Con questo tipo di strumento possono essere diagnosticate e
curate varie patologie. Si va dalle più gravi e di maggior impatto sociale come
i tumori cerebrali, la malattia di Parkinson, l’epilessia, l’idrocefalia, la
distonia, il tremore essenziale, la sindrome di Tourette, a sindromi funzionali
come la depressione clinica, il dolore fantasma, la cefalea a grappolo.
Che cos’è e come funziona. Robocast movimenta una sonda, pilotata dal chirurgo,
che fa percepire alla mano la forza di penetrazione della sonda stessa. Il
feedback è essenziale per stimare quali strutture si stiano attraversando. Il
software di pianificazione intelligente definisce la traiettoria più vantaggiosa
per raggiungere l’obiettivo chirurgico. In questo senso, è considerato ottimale
il percorso più breve in termini di lunghezza e di tragitto, che non attraversi
vasi o aree cerebrali critiche per la vita del paziente, in modo da evitare
lesioni. Il team di lavoro ha ideato e realizzato un complesso sistema di
controllo in grado di gestire errori inferiori al millimetro. Robocast fa uso
anche di una sonda , sviluppata nel progetto, che si muove su traiettorie
curvilinee in grado di evitare ostacoli nel raggiungimento dell’obiettivo.
L’applicabilità del progetto. Scopo del progetto è quello di ideare, sviluppare
e realizzare un sistema robotico per assistere il chirurgo negli interventi di
neurochirurgia poco invasiva di tipo keyhole, cioè interventi di chirurgia
cerebrale eseguiti attraverso un foro di ridotte dimensioni (circa 1.5 cm di
diametro) praticato nel cranio. Questa tecnica si applica in diversi casi, dalla
biopsia all’endoscopia fino agli interventi di neurochirurgia funzionale con
l’inserimento di sonde e cateteri nel cervello per effettuare diagnosi e/o
terapie che comprendono il campionamento di sangue o tessuti, l’ablazione
criogenica ed elettrolitica, la brachiterapia, la stimolazione cerebrale
profonda e una serie di altre procedure chirurgiche. |