Demenza e Alzheimer senza
paura: convegno per famiglie, operatori socio-sanitari e
volontari
09/03/2010
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Si può imparare
dalla demenza? Come
comunicare quando il
dialogo è difficile?
Circa 7.500 malati
di Alzheimer sul
territorio della
provincia di Verona,
corrispondenti ad
altrettanti nuclei
famigliari coinvolti
nell’assistenza di
persone colpite
dalla forma più
comune di demenza
senile. Secondo il
CNR sono circa
800.000 le persone
colpite da demenza
in Italia, con
97mila nuovi casi
l’anno. L’Alzheimer
viene generato da
un’alterazione delle
funzioni cerebrali
che porta con sé
gravi difficoltà per
il paziente nel
condurre una vita di
normali attività e
rapporti umani e
sociali. La malattia
pregiudica le
funzioni cognitive e
colpisce i processi
mnemonici,
ripercuotendosi
sulla capacità di
parlare e di
pensare, oltre a
manifestarsi con
altri sintomi quali
stati di confusione,
cambiamenti di umore
e disorientamento
spazio-temporale.
L’Ufficio Pastorale
della Salute della
Diocesi di Verona,
in rapporto
quotidiano con
parenti e operatori
a contatto con
patologie quali la
demenza e il morbo
di Alzheimer, sul
tema dell’assistenza
ai malati e dell’affiancamento
e il sostegno alle
famiglie coinvolte,
ha organizzato un
convegno rivolto ai
famigliari, agli
operatori
socio-sanitari, ai
volontari e a quanti
siano in qualsiasi
modo interessati
all’argomento. Il
convegno si terrà
sabato 13 marzo e
verrà ospitato
presso il “Centro
Monsignor Carraro”
di Lungadige
Attiraglio, 45 a
Verona.
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L’’appuntamento avrà
inizio alle ore
8.45, con la
registrazione dei
partecipanti, per
arrivare a
conclusione intorno
alle ore 16.30.
“Intendiamo iniziare
un cammino di
amicizia e di aiuto
– spiega Don Roberto
Vesentini Direttore
dell’Ufficio
Pastorale della
Salute di Verona -,
affiancandoci alle
Associazioni di
famigliari che già
operano in questa
realtà. Per questo
abbiamo pensato di
invitare a Verona
due medici che,
nella loro
professione,
sperimentano e
studiano le
difficoltà di
comprendere chi si
sta assistendo e noi
stessi che
assistiamo, cercando
risposte alle
domande di senso e
di significato per
queste esperienze
spesso drammatiche.
Un'attenzione e un
aiuto particolare,
avviando un progetto
che si possa
sviluppare in
futuro, vorremmo
riservarlo alle
famiglie, aiutandole
a superare, senza
paura, la solitudine
e il senso
d’impotenza che
molte volte colgono
all'arrivo di questa
malattia, cercando
il modo di imparare
come comunicare,
anche quando il
dialogo e i rapporti
umani sembrano
difficili o
addirittura
impossibili”. |
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