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sottoposti a
controlli atti a
verificare la loro
appartenenza ad una
o all'altra
categoria. Vengono
istituiti divieti ed
obblighi per gli
appartenenti alle
diverse
classificazioni.
Viene infine
richiesto per tutti
i non eterosessuali
un viaggio a
Lampedusa, allo
scopo di ulteriori
accertamenti e
scrupolosi etichettamenti. Un
viaggio senza
ritorno, che mira
all'eliminazione
sistematica di
coloro che non si
allineano, sullo
sfondo di una
Lampedusa dove i
container
rappresentano le
prigioni ultime.
Un'attrice in scena,
sei personaggi che
da diversi luoghi
d'Italia
intraprendono il
viaggio per
Lampedusa, e, allo
stesso tempo, un
viaggio nella loro
identità sessuale e
nel ruolo che la
società loro impone.
Uno spettacolo che
racconta
l'intersezione delle
lotte, in un paese
che equipara
categorie
minoritarie in
un'unica grande
massa, di senza
nome, di senza
dignità. Un racconto
ora divertente, ora
nero, a tratti
sguaiato, a tratti
tragico; una sorta
di lenta discesa
agli inferi di
uomini e donne
spinti alle estreme
conseguenze della
catalogazione, in un
tragico destino, che
li accomuna a tutti
gli immigrati, i
rifugiati, le donne
che in questo paese
non hanno nome, non
hanno dignità, non
hanno diritto di
cittadinanza, ma
solo un'etichetta,
pesante come un
macigno, di cui
sembra impossibile
disfarsi. Uno
spettacolo che nasce
da una legge
immaginata, ma
terribilmente
attuale per i suoi
tragici risvolti.
Una denuncia, un
grido di ribellione
alla
discriminazione, al
pericolo degli
stereotipi, alle
tante forme di
violenza, alla
crescente paura di
ciò che è 'diverso'
e anormale. |